Wilma Montesi: la giovane attrice la cui morte rimane ancora un mistero

Wilma Montesi
Wilma Montesi (foto dal web)

Nell’aprile del 1953 la giovane aspirante attrice Wilma Montesi venne ritrovata senza vita sulla spiaggia di Torvaianica (Roma). Il caso, nonostante l’enorme impatto mediatico riscosso, rimane ancora ad oltre 66 anni di distanza velato dal mistero.

L’11 aprile del 1953 sulla spiaggia di Torvaianica, frazione del comune di Pomezia, in provincia di Roma, un manovale ritrovò il corpo senza vita di una donna. Il cadavere venne identificato poco dopo dal padre: si trattativa di Wilma Montesi, una ragazza di 21 anni di cui si erano perse le tracce due giorni prima. La morte della ragazza venne da subito avvolta da un velo di mistero dovuto ad alcune ipotesi e stranezze emerse nei giorni successivi al ritrovamento, ma la polizia che si occupò delle indagini chiuse il caso in seguito all’autopsia che accertava come causa del decesso una sincope dovuta a un pediluvio, ovvero un malore che aveva colta Wilma mentre si trovava sulla spiaggia a mangiare un gelato.

Caso Wilma Montesi: il ritrovamento sulla spiaggia di Torvaianica dopo la scomparsa

In una tranquilla mattina di primavera Torvaianica venne sconvolta dal ritrovamento di un cadavere sulla spiaggia. Era sabato 11 aprile 1953, la vigilia di Pasqua, quando un manovale, Fortunato Bettini, che stava facendo colazione sul litorale della frazione in provincia di Roma, si imbatté nel cadavere di una ragazza: Wilma Montesi. Il corpo della ragazza 21enne, scomparsa da due giorni, come descritto sui giornali dell’epoca fu ritrovato a pancia in giù sulla battigia, con solo la testa immersa in acqua e parzialmente vestita. La giovane non aveva più le scarpe, la gonna, le calze ed il reggicalze e la sua borsa non fu più ritrovata. Il corpo venne trasferito presso la camera mortuaria e grazie ad un cronista dell’epoca, Fabrizio Menghini, che sul Messaggero fece una descrizione precisa della donna, il padre della ragazza Rodolfo Montesi riuscì a riconoscere la figlia recandosi presso la l’obitorio. Wilma era una bella e giovane aspirante attrice che aveva interpretato alcuni piccoli ruoli in film minori e aveva lavorato come comparsa a Cinecittà. La 21enne era fidanzata con un agente di polizia, in servizio a Potenza, con cui si sarebbe dovuta sposare a fine anno. Il caso, che riempì le pagine dei giornali, viene immediatamente coperto da un alone di mistero che ancora a distanza di 66 anni permane.

Secondo le ricostruzioni dell’epoca Wilma nel pomeriggio del 9 aprile, giorno in cui si persero le sue tracce, era uscita di casa, in via Tagliamento a Roma dove abitava, per una passeggiata rifiutando un invito ad andare al cinema con la sorella e la madre. Al loro rientro le due donne non trovarono Wilma che non era tornata a casa per cena contrariamente alle sue abitudini.  Alcuni testimoni spiegarono agli inquirenti di aver visto Wilma su un treno Roma-Ostia intorno alle 18 del 9 aprile ed il titolare di un chioschetto sulla spiaggia di Ostia affermò di aver venduto una cartolina ad una donna che somigliava a Wilma, la quale gli aveva accennato di volerla spedire al fidanzato che lavorava a Potenza. A queste testimonianze si aggiunse quella della portiera dello stabile di via Tagliamento che spiegò di aver visto uscire la 21enne intorno alle 17:30.

Il luogo del ritrovamento del cadavere di Wilma Montesi
Il luogo del ritrovamento del cadavere di Wilma Montesi (foto dal web)

Wilma Montesi: le indagini della polizia e la chiusura del caso

La polizia che si occupò delle indagini dopo il riconoscimento del cadavere da parte del padre, che apprese della morte della figlia solo dalla stampa, seguì diverse piste per prima quella del suicidio. Quest’ultima, però, venne scartata in seguito all’autopsia sul corpo, i cui risultati attestarono che il decesso avvenne per una sincope dovuta ad un pediluvio. La ragazza, secondo questa teoria formulata dal medico legale, si sarebbe recata sulla spiaggia per mangiare un gelato ed effettuare un pediluvio per alleviare un’irritazione ai talloni, di cui soffriva da tempo. Toltasi le scarpe, il reggicalze e le calze, una volta immersi i piedi in acqua, Wilma sarebbe stata colta da un malore che l’avrebbe fatta scivolare in acqua annegando ed il corpo trascinato dalle correnti marine. Il medico legale concluse, inoltre, che sul corpo della 21enne non vi erano segni di violenza sessuale o tracce di alcool e stupefacenti. Alcune settimane dopo, da una perizia eseguita dal medico Pellegrini emersero tracce di sabbia nelle parti intime della Montesi che potevano essere compatibili con un tentativo di violenza sessuale.

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Caso Montesi: la riapertura delle indagini ed il processo

Nonostante il caso venne chiuso dalla polizia come “una morte accidentale”, la stampa che si occupava assiduamente della vicenda fece emergere nuove ipotesi. In un articolo pubblicato su Vie Nuove, il giornalista Marco Cesarini Sforza, collegò la morte di Wilma Montesi al nome di Piero Piccioni, musicista e figlio di Attilio, vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri appartenete alla Democrazia Cristiana. Secondo queste teorie, Piccioni avrebbe portato in questura alcuni indumenti di Wilma Montesi, compreso il reggicalze che mancava dal luogo del ritrovamento. Il giornalista poco dopo ritrattò la versione, non rivelando le sue fonti, ma i giornali continuarono ad occuparsi della vicenda. Poco dopo, difatti, Silvano Muto in un articolo sulla rivista Attualità rivelò, sulla base di alcune dichiarazioni di una donna, Adriana Concetta Bisaccia, che quest’ultima e Wilma avevano preso parte ad una festa con sesso e droghe in una villa di Capocotta, a cui parteciparono diversi personaggi noti, tra cui il marchese Ugo Montagna e Piero Piccioni. Lo scandalo sui giornali travolse la politica italiana con la conseguente caduta del governo De Gasperi nell’estate del 1953. Alle testimonianze della Bisaccia, si aggiunsero quelle di Augusta Moneta Caglio, ribattezzata dalla stampa come “Il Cigno nero”, aspirante attrice ed amante di Montagna che confermò i festini nella villa di Capocotta e la presenza a quest’ultimi di Wilma Montesi insieme a quelli che vennero definiti dai cronisti come “I Capocottari”. Secondo queste teorie la ragazza sarebbe morta per un mix di droga e alcol, e il suo corpo gettato sulla spiaggia di Torvaianica da alcuni dei presenti al festino. Queste nuove dichiarazioni, che sarebbero state riportate anche in un memoriale della Moneta Caglio consegnato all’allora Ministro dell’Interno Amintore Fanfani, fecero riaprire le indagini. In manette finirono Piero Piccioni, accusato di omicidio colposo e di uso di stupefacenti, Ugo Montagna, accusato di favoreggiamento, ed il questore di Roma, Saverio Polito, anch’egli imputato di favoreggiamento per aver insabbiato la vicenda.

Nel novembre del 1954 due giornalisti di Momento Sera che stavano cercando di far chiarezza sulla morte di Pupa Montorzi, ragazza morta per overdose in circostanze analoghe a quelle di Wilma Montesi, scoprono una casa di appuntamenti, dove si era recato anche il celebre avvocato Giuseppe Sotgiu in compagnia della moglie. Immediatamente lo scandalo venne collegato al caso Montesi, dato che l’avvocato difendeva il giornalista Muto.

Quasi un anno dopo, nel giugno del 1955 inizia il processo contro Montagna, Polito e Piccioni, durante il quale testimonia la fidanzata di quest’ultimo, la nota attrice Alida Valli, che conferma l’alibi di Piccioni secondo il quale nelle ore della morte di Wilma si sarebbe trovato insieme a lei. Il dibattimento si concluse nel maggio del 1957 con l’assoluzione con formula piena di Saverio Polito, Ugo Montagna e Piero Piccioni. Il giornalista Muto e la Bisaccia vennero condannati per calunnia rispettivamente a 2 anni e 10 mesi, mentre la Moneta Caglio nel 1966 a 2 anni di reclusione. Ad oggi la verità sul caso Montesi rimane un mistero anche se molti hanno formulato alcune tesi secondo le quali la vicenda venne montata ad hoc per screditare la Democrazia Cristiana e far cadere il Governo De Gasperi. Alcuni ritennero, invece, che la Wilma era rimasta vittima di un mondo nobile ed aristocratico di cui era rimasta inevitabilmente ammaliata dopo aver deciso di intraprendere la carriera da attrice. Infine c’è chi aveva sostenuto la tesi che emerse dalle prime perizie mediche, ovvero che la morte della bella ragazza 21enne era solo frutto di un drammatico incidente verificatosi sulla spiaggia del litorale romano.

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