Valentino Rossi nel 2005 con il suo allora capotecnico Jeremy Burgess (Foto Robert Cianflone/Getty Images)
Valentino Rossi nel 2005 con il suo allora capotecnico Jeremy Burgess (Foto Robert Cianflone/Getty Images)

MotoGP | “Valentino Rossi doveva ritirarsi”: lo dice l’ex capotecnico Jeremy Burgess

“Forse Valentino Rossi è rimasto un po’ troppo a lungo in MotoGP”. Sono parole, queste, che, in un momento in cui il Dottore starebbe valutando l’ipotesi di rinnovare per altre due stagioni il suo contratto con la Yamaha, e dunque proseguire la sua carriera motociclistica addirittura fino al 2022, non possono che far rumore. Specialmente se a pronunciarle non è un tifoso qualunque, ma un addetto ai lavori che il fenomeno di Tavullia lo conosce forse meglio di chiunque altro: Jeremy Burgess.

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Ovvero il capotecnico che ha lavorato al fianco di Valentino Rossi dal 2000 al 2013, vincendo con lui tutti e sette i suoi campionati del mondo della classe regina. Poi l’ingegnere è stato accantonato a favore di Silvano Galbusera, che a sua volta sarà sostituito da David Munoz alla conclusione di questo campionato. Ma se Burgess lascia intendere che, secondo lui, il nove volte iridato avrebbe dovuto già appendere il casco al chiodo da tempo non certo è per la sua decisione di sostituirlo all’interno del suo box.

Burgess tifa Valentino Rossi, ma fa i complimenti a Marquez

Piuttosto, il tecnico analizza le ultime prestazioni del suo ex beniamino, indiscutibilmente deludenti: in questa stagione è salito per sole due volte sul podio ed è partito in sole due occasioni dalla prima fila della griglia di partenza. Ma ancor più preoccupante è il rendimento in gara espresso dal pesarese, che non riesce più a prodursi in quelle sue esaltanti rimonte che nel passato riuscivano ad ovviare alle sue difficoltà sul giro secco.

“L’aspetto preoccupante”, spiega Burgess al sito ufficiale del Gran Premio d’Australia, che si correrà questo weekend, “nonché triste per me, è che il suo risultato finale è più o meno in linea con quello delle qualifiche. Qualche anno fa non ci preoccupavamo mai se si qualificava decimo, perché sapevamo che avrebbe recuperato quattro o cinque posizioni e sarebbe salito sul podio, o quantomeno avrebbe lottato per salirci. Se questo sia o meno un altro passo verso la fase discendente della sua carriera, chi lo sa?”.

Quella del suo ex capotecnico è dunque una critica lucida, ma non certo priva di affetto, visto che lui stesso sottolinea che: “Il mio cuore dice Valentino”. Ma nonostante Jeremy adorerebbe l’idea di veder tornare in forma Rossi, oggi ad impressionarlo di più è il rendimento stellare di Marc Marquez: “Lui è molto emozionante da guardare, e non sono convinto che la Honda sia necessariamente la moto migliore. Guardate i risultati degli altri piloti Honda, per esempio Cal Crutchlow: credo che sia capace di correre un po’ più vicino ai primi di quanto riesca a fare oggi”. Insomma, anche in questo fine settimana a Phillip Island per i rivali del Cabroncito sembra esserci poca storia: a partire da Valentino Rossi.