Massimo Bossetti: “Non sono l’assassino della povera Yara Gambirasio”

Massimo Bossetti Yara Gambirasio
Massimo Bossetti (foto dal web

Con una lettera inviata al quotidiano Libero dal carcere di Bollate, Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, ha ribadito la propria innocenza.

Massimo Bossetti, l’uomo condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio ha inviato una lettera al direttore del quotidiano Libero Vittorio Feltri per ribadire la sua innocenza. Nelle scorse settimane la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva deciso di respingere il ricorso dei legali del Muratore di Mapello contro la sentenza di ergastolo.

Massimo Bossetti dal carcere: “Il trattamento che la giustizia italiana mi ha riservato è stato scorretto

Non sono né l’assassino della povera Yara Gambirasio né il mostro che i media e i social hanno dipinto“. Così Massimo Bossetti, l’uomo condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne ritrovata senza vita in un campo di Chignolo d’Isola il 26 febbraio del 2010, ha ribadito la propria innocenza in una lettera inviata al direttore del quotidiano Libero Vittorio Feltri. Bossetti ha proseguito spiegando: “Sono un uomo normale semplice -riporta la redazione di Leggo- che pensa al lavoro e a non fare mancare nulla alla propria famiglia. Arriva quel maledetto giorno che ha sconvolto la mia vita e quella della mia famiglia e dei miei cari che oggi mi guardano dal cielo e sono convinto che questa vicenda li ha provati moltissimo“.  Il muratore di Mapello ha poi parlato dell’iter giudiziario dopo l’arresto: “Il trattamento che la giustizia italiana mi ha riservato è stato scorretto e ha calpestato ogni diritto alla difesa e mi riferisco anche a quell’ex ministro dell’Interno incapace che gridava al mondo che era stato preso l’assassino di Yara calpestando la Costituzione. In carcere a Bergamo, la pm e vari responsabili dell’organo penitenziario mi pressavano a confessare in continuazione un delitto proponendomi benefici. Come potevo confessare un delitto che non ho commesso?“. “Grido dall’inizio di ripetere la prova del Dna -prosegue Bossetti- e sono sicuro che Le verrebbe ogni ragionevole dubbio. Perché è stato commesso UN GRAVE ERRORE GIUDIZIARIO (in maiuscolo nella lettera). Non sono io il colpevole e il codice di procedura penale lo dice chiaramente all’art 533 C.P.P 1° comma che ‘il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio’“. Infine Bossetti, recluso nel carcere di Bollate a Milano, ha concluso la lettera lanciando un appello: “Direttore la prego di porgermi la Sua mano d’aiuto, non è giusto essere dipinto un mostro, non è giusto che mi abbiano affibbiato un ergastolo, non è giusto che venga commesso un errore giudiziario, per l’incapacità professionale e Confido che Lei possa capire cosa ho e sto provando. Gentile Direttore, La prego di prendere in considerazione la mia richiesta d’aiuto, restando a sua completa disposizione per ulteriori chiarimenti“.

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