Papa Luciani, Giovanni Paolo I
Papa Luciani, Giovanni Paolo I (Getty Images)

L’ex gangster americano e nipote del padrino Lucky Luciano, Anthony Luciano Raimondi ha rivelato di aver partecipato all’uccisione di Papa Luciani, Giovanni Paolo I, deceduto nel settembre del 1978.

Una scioccante rivelazione sarebbe emersa in merito alla morte di Papa Giovanni Paolo I, deceduto il 28 settembre 1978 dopo soli 33 giorni di pontificato. Ad oltre 41 anni dal tragico avvenimento, l’ex gangster della famiglia mafiosa americana dei Colombo e nipote dello storico padrino Lucky Luciano, Anthony Luciano Raimondi ha rivelato che Papa Luciani fu avvelenato con il cianuro in una congiura ordita da Paul Marcinkus, il cardinale allora presidente dello IOR (Istituto per le Opere Religiose), la Banca Vaticana. Raimondi ha parlato di quanto sarebbe avvenuto nel settembre del 1978 nel suo libro di memorie appena pubblicato dal titolo “When the Bullet Hits the Bone” affermando di aver preso parte all’uccisione di Papa Luciani dopo essere stato reclutato dal cugino cardinale.

Leggi anche —> Il mistero di via Monaci: l’agghiacciante omicidio passato alla storia come il caso Fenaroli

La scioccante rivelazione di un ex gangster sulla morte di Papa Luciani, Giovanni Paolo I: ucciso con il cianuro in una congiura di palazzo

L’ex gangster della famiglia mafiosa americana dei Colombo, e nipote del padrino Lucky Luciano, Anthony Luciano Raimondi ha rivelato di aver partecipato all’uccisione di Papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani, deceduto dopo soli 33 giorni di pontificato il 28 settembre 1978. L’ex gangster della famiglia mafiosa americana dei Colombo, e nipote del padrino Lucky Luciano, Anthony Luciano Raimondi ha rivelato di aver partecipato all’uccisione di Papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani, deceduto dopo soli 33 giorni di pontificato il 28 settembre 1978. Raimondi nel suo libro di memorie appena pubblicato dal titolo “When the Bullet Hits the Bone” ha rivelato, confermando alcune tesi già emerse in passato, che il Papa venne ucciso con una dose di cianuro in una congiura di palazzo. Dietro il diabolico piano per assassinare il Santo Padre, che aveva deciso di riportare la Chiesa Cattolica agli ideali di umiltà e semplicità, come riportato dal New York Post, ci sarebbe stato Paul Marcinkus, l’allora presidente dello Ior (Istituto per le Opere Religiose). L’ex gangster, come raccontato da lui stesso, venne reclutato dal cugino cardinale per imparare ed analizzare le abitudini del Papa ed essere presente al momento dell’uccisione: “Mi sono fermato – le parole di Raimondi riportate dal New York Postnel corridoio degli alloggi vaticani fuori dalla stanza del papa quando è stato servito il tè. Avevo fatto molte cose a quei tempi, ma non volevo essere lì quando hanno ucciso il papa. Sapevo che mi avrebbe comprato un biglietto di sola andata per l’inferno“. Raimondi era lì fuori dalla stanza mentre il cugino avvelenava il thè da servire al Santo Padre: “Lo ha misurato nel contagocce e quando finì, chiuse la porta dietro di sé e se ne andò” scrive l’autore del libro. Poco dopo, secondo quanto raccontato dall’ex gangster e riportato dal New York Post, un assistente papale si accorse che Papa Luciani stava morendo e diede l’allarme. Nella stanza dove giaceva Albino Luciani arrivarono prima Marcinkus e altri due cardinali e successivamente un medico del Vaticano, il quale dichiarò che il decesso era avvenuto a causa di un infarto. Il nipote dello storico padrino della mafia americana Lucky Luciano ha in seguito rivelato che l’ex presidente della Banca Vaticana, deceduto nel 2006, e gli altri coinvolti nella congiura per assassinare il Papa gli chiesero di testimoniare davanti a Dio che Papa Luciani non avesse sofferto: “Hanno detto che quando saremmo morti sarei stato il loro testimone“. Infine Raimondi, riporta il New York Post, ha svelato anche il movente dell’uccisione affermando che la congiura nacque in seguito alla minaccia di Papa Luciani di denunciare una massiccia frode azionaria messa in atto dagli addetti ai lavori vaticani, tra cui un falsario che aveva mentito sulle partecipazioni effettive della chiesa in multinazionali americane come IBM, Sunoco e Coca-Cola. “Se Giovanni Paolo I avesse tenuto la bocca chiusa – scrive nel suo libro Raimondi- avrebbe potuto avere un lungo pontificato“. L’autore del libro si dice convinto del suo racconto e spiega: “Se riesumassero il corpo del papa per accertamenti troveranno tracce del veleno“. Sulla salma, poiché non prevista dal protocollo vaticano, non venne mai effettuata alcuna autopsia e dopo i funerali il corpo venne sepolto nelle Grotte Vaticane il 4 ottobre 1978.

Leggi anche —> Il caso Rina Fort: la donna che compì una strage divenendo la “Belva di via San Gregorio”