Latticini
(foto dal web)

La dottoressa Rosanna Giordano, biologa nutrizionista, ha rilasciato un’intervista alla redazione Napoli Today in cui ha parlato dell’intolleranza al lattosio, patologia di cui soffre quasi la metà della popolazione italiana.

Circa il 40% degli italiani soffrono di intolleranza al lattosio, ovvero l’incapacità di digerire correttamente il lattosio, zucchero contenuto nel latte dei mammiferi e nei suoi derivati. Questa patologia, nello specifico, deriva dalla carenza nell’organismo dell’enzima lattasi, un enzima presente all’interno dell’intestino addetto alla scissione del lattosio nei due zuccheri semplici che lo compongono: il galattosio e il glucosio. A parlare di questa intolleranza è stata la biologa nutrizionista, Rosanna Giordano che ha rilasciato un’intervista alla redazione di Napoli Today spiegando qual è il miglior test per la diagnosi, quali sono i cibi da evitare e quelli consigliati e la differenza tra intolleranza e allergia al lattosio.

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Intolleranza al lattosio, la biologa nutrizionista Giordano: “L’unico test scientificamente valido è il BreathTest”

La dottoressa Rosanna Giordano, biologa nutrizionista, ha rilasciato un’intervista alla giornalista della redazione Napoli Today Barbara Fiorillo. L’argomento dell’intervista è stato l’intolleranza al lattosio, ovvero la carenza nell’intestino tenue dell’enzima lattasi, incaricato di scindere il lattosio nei due zuccheri più semplici che lo compongono (galattosio e glucosio). Per quanto riguarda i sintomi, la dottoressa Giordano ha spiegato che la della patologia, di cui sono affetti circa il 40% degli italiani, si manifesta con “disturbi gastroenterici quali nausea, vomito, dolori addominali, ecc, che insorgono dopo l’ingestione di alimenti contenenti il lattosio“. Per quanto riguarda la diagnosi, la nutrizionista ha aggiunto: “Oggi -riporta Napoli Todayvengono proposti sempre nuovi metodi non invasivi per diagnosticare le diverse forme di intolleranza, ma l’unico test scientificamente valido è il BreathTest. Questo esame ha una buona sensibilità (circa il 77,5%) ed una eccellente specificità (circa il 97,6%) e valuta la presenza di idrogeno (H2) nel respiro del paziente che dovrà soffiare in un tubicino“. Alla domanda della giornalista sulla possibilità dell’esistenza di più forme della patologia in questione, la biologa ha spiegato: “Possiamo distinguere una forma di intolleranza temporanea ed una permanente. La prima è associata ad altre malattie o infezioni che colpiscono l’intestino, tra cui la celiachia (intolleranza al glutine), che causano una riduzione della sua capacità assorbente. Questa forma è temporanea e regredisce nel momento in cui la malattia che l’ha causata viene curata. La seconda, invece, può essere congenita (è ereditaria) o cronica. La cronica –riporta la redazione di Napoli Today- insorge, solitamente, entro i due anni di vita, in seguito all’allattamento al seno, a causa di una progressiva riduzione dell’enzima lattasi nell’intestino del bambino“. La dottoressa si è poi soffermata sulla differenza tra allergia e intolleranza al lattosio affermando: “L’intolleranza si riferisce al lattosio, l’allergia, invece, alla componente proteica del latte e derivati (caseina e proteine del siero). L’allergico non può assumere in alcun modo i latticini perché potrebbe andare incontro a uno shock anafilattico; viceversa, l’intollerante, se non soffre di una forma grave può assumere attraverso l’alimentazione quantità, seppur minime, di lattosio“. Infine l’intervista si è chiusa parlando degli alimenti tollerati da chi affetto dalla patologia: “Con un’intolleranza permanente è necessario ridurre o eliminare il lattosio dall’alimentazione, ma non tutti i tipi di latticini. Oltre a una serie di prodotti ‘senza lattosio’ (per le forme di intolleranza più grave) o “poveri di lattosio” (per le forme di intolleranza meno grave) che ad oggi si trovano in tutti i supermercati, si possono mangiare anche alcuni tipi di formaggi stagionati, come il pecorino, il provolone, il Parmigiano Reggiano 36 mesi e il Grana Padano, che, grazie al processo di stagionatura cui vengono sottoposti, hanno un minor contenuto di lattosio. Anche lo yogurt -prosegue la dottoressa Giordano- preferibilmente al naturale e senza zuccheri aggiunti, è ben tollerato e può essere consumato senza effetti collaterali, in quanto i batteri in esso presenti (S. thermophilus e L. bulgaricus) hanno un alto livello di lattasi. L’enzima in questione, agisce nell’intestino e aiuta a digerire il lattosio contenuto nello yogurt. Al contrario –riporta Napoli Todaynon sono tollerati i formaggi freschi quali mozzarella, fiocchi di latte, certosino perché ricchi in lattosio“.

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