Tumore alla prostata: scoperto un farmaco che aumenta le aspettative di vita

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tumore prostata
(foto dal web)

Un studio sul tumore alla prostata condotto da vari centri, tra cui l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha fatto emergere una nuova terapia che potrebbe migliorare l’aspettativa di vita dei pazienti.

Durante il congresso della società europea di oncologia medica a Barcellona è stato presentato un importante studio che concede una speranza ai pazienti affetti dal tumore alla prostata. La ricerca, condotta da diversi centri all’avanguardia statunitensi ed europei, compreso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha portato ad un importante novità: una terapia mirata attraverso un farmaco che potrebbe migliorare l’aspettativa di vita dei pazienti affetti dalla patologia che colpisce maggiormente gli uomini sopra i 60 anni.

Tumore alla prostata: “La novità è legata a un farmaco che impedisce la sopravvivenza delle cellule tumorali

Una terapia mirata effettuata attraverso la somministrazione di un farmaco potrebbe migliorare l’aspettativa di vita dei pazienti affetti dal tumore alla prostata. Questa, secondo quanto riportato da Il Giorno, l’importante scoperta effettuata durante uno studio condotto da diversi centri all’avanguardia statunitensi ed europei, tra i quali l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. I risultati della ricerca sul tumore, patologia che colpisce gli uomini, maggiormente sopra i 60 anni, sono stati presentati durante il congresso della società europea di oncologia medica a Barcellona. A commentare lo studio è stato Giuseppe Procopio, responsabile dell’unità di Oncologia genitourinaria all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e presidente dell’Italian Network for Research in Urologic Oncology (Meet Uro) che ha spiegato: “Come si diagnostica il tumore? Il primo strumento – riporta Il Giornoè il Psa, un test del sangue, accompagnato da visita urologica. Per affinare la diagnosi, differenziando la patologia benigna da quella maligna, è necessario una biopsia o una risonanza. In presenza di malattia localizzata l’approccio prevede un trattamento locale di chirurgia o radioterapia e, in alcune particolari situazioni, la sorveglianza attiva. Quando invece è avanzata, diffusa al di fuori della prostata, è necessario un percorso farmacologico, con la soppressione del testosterone. Esiste però un 20% di pazienti che sviluppano un carcinoma prostatico resistente alle terapie tradizionali dovuto alla mutazione del Brca. La novità è legata a un farmaco, Olaparib, che impedisce la sopravvivenza delle cellule tumorali. La terapia, con un buon profilo di tollerabilità, aumenta la capacità di controllare il cancro e di farlo regredire, migliorando l’aspettativa di vita. La nostra speranza è che, dopo l’approvazione degli enti regolatori, sia presto disponibile anche sul mercato italiano attraverso anche programmi di accesso controllato“. Il presidente del Meet Uro ha poi proseguito parlando dei fattori di rischio del tumore che sarebbero “Invecchiamento, familiarità e fumo, l’aumento di peso e la vita sedentaria“. Infine Procopio ha parlato dell’importanza dell’alimentazione per prevenire la patologia: “Una dieta bilanciata ed equilibrata. Mangiando di tutto con moderazione. Non è vero che bisogna bandire la carne rossa. Rimedi su internet? C’è chi è convinto – riporta Il Giorno- di guarire con l’aloe, la pappa reale o gli estratti di vischio. Io mi limito a controllare cosa assumano i miei pazienti. Se non ci sono controindicazioni, non dico no. Purtroppo questo non è sempre vero. Qualche tempo fa un nostro paziente è stato ricoverato. Pensavamo fosse la reazione a un farmaco. Invece si era intossicato il fegato con un intruglio di erbe”.

Il presente articolo, seppur tratto da fonti attendibili, non ha carattere medico, ma uno scopo esclusivamente narrativo. Per tale ragione vi consigliamo di rivolgervi ad un medico qualora doveste riscontrare l’insorgenza di qualsiasi problematica legata all’argomento in questione.

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