Malasanità, bambina morta a 12 anni: “Gravi inadempienze dall’ospedale”

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bambina morta malasanità
bambina morta malasanità a Bari FOTO tuttomotoriweb

Un caso di malasanità avvenuto nel 2017 viene discusso oggi con una perizia che parla di “deficit gravissimi dell’azienda ospedaliera”. Morì una bambina.

Un gravissimo caso di malasanità avvenuto nel 2017 si concluse con la morte di una ragazzina. La bambina si chiamava Zaray Tatiana Coratella Gadaleta ed aveva 12 anni. Una frattura del femore portò alla necessità di sottoporla ad un intervento chirurgico di routine. Purtroppo però tutto quanto si concluse con il suo decesso. E questo a causa di alcune mancanze gravissime. È stato infatti accertato che in sala operatoria all’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII non c’erano il termometro ed il farmaco salvavita. Mancanze gravissime che avrebbero contribuito ad aggravare il quadro clinico della bambina vittima di malasanità. Il fatto avvenne il 19 settembre del 2017, con Zaray che cadde vittima di una ipertermia maligna diagnosticata troppo tardi diagnosticata con un ritardo che ebbe purtroppo il suo peso.

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Malasanità, bambina morta per mancanze molto gravi

La morte dell’adolescente avvenne proprio sotto ai ferri. Oggi, a distanza di due anni, la perizia medico-legale ha acclarato come ci siano stati dei gravi deficit organizzativi dell’azienda. La consulenza è stata disposta nei mesi scorsi dal Tribunale Civile di Bari nell’ambito della causa intentata per risarcimento danni dalla famiglia della giovanissima vittima. L’anestesista del policlinico ha chiesto il patteggiamento a 14 mesi. Rischia invece il rinvio a giudizio il primario del reparto di Anestesia e Rianimazione. Per i consulenti, oltre all’assenza di strumenti basilari sopra descritta, c’è stata anche una mancata corretta diagnosi da parte dei medici.

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Ci fu anche una diagnosi sbagliata corretta in ritardo

Non riscontrabile poi effettivamente proprio perché mancavano sonde termometriche. I valori sballati portarono il primario ad intervenire e questi riconobbe erroneamente una tromboembolia polmonare in corso. Solo dopo tre ore, continua la perizia, si sarebbe accorso che si trattava di ipertermia maligna. Si perse del tempo nel reperire un farmaco salvavita. Zaray nel frattempo venne trasferita in Terapia Intensiva, con una temperatura corporea prossima ai 44°. La situazione era ormai già compromessa, fino a precipitare con la sua morte avvenuta pochissimo tempo dopo.