“Renault illegale”. Le accuse della Racing Point aprono un caso

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Renault (©Getty Images)

F1 | “Renault illegale”. Le accuse della Racing Point aprono un caso

Tutto è successo dopo la bandiera a scacchi del GP del Giappone, quando la Racing Point ha deciso di presentare ufficialmente un richiamo contro la Renault.

La ragione?  In pratica, secondo i tecnici del team di Perez e Stroll ad Enstone avrebbero trovato un escamotage, ovviamente irregolare, per controllare la frenata. Una specie di ripartitore in grado di inserirsi in maniera automatica (tramite GPS)  a seconda della posizione occupata dai piloti.

Se davvero così fosse la scuderia gestita da Cyril Abiteboul avrebbe non solo infranto il regolamento sportivo del Circus, ma pure quello della FIA.

A quanto pare ad insospettire maggiormente l’ex Force India sarebbe stata la portentosa rimonta effettuata proprio a Suzuka da Daniel Ricciardo e Nico Hulkenberg, rispettivamente scattati dalla 15esima e 16esima posizione e giunti  alla bandiera scacchi in 7° ( 6° con la retrocessione di Leclerc)  e in 10°.

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Per questo un delegato federale è stato incaricato di sigillare le centraline elettroniche e i volanti delle due monoposto in questione, e di procedere, assistito da consulenti esterni, ad attenta analisi di  hardware, e software, così da raccogliere dati utili per valutare se davvero vi sia stata un’azione illegale.

Una volta completato il dossier, il tutto passerà in mano ai commissari sportivi.

Dal canto suo Renault, informata dell’indagine sulle sue RS19, avrebbe immediatamente avviato le pratiche per contrastare la tesi dell’equipe avversaria con cui è in lotta per la quinta piazza costruttori.

Come squadra intendiamo utilizzare questi giorni a disposizione per cominciare a preparare una documentazione particolareggiata in modo da poterci difendere“, si legge sul comunicato diffuso della Casa della Losanga dopo aver preso atto del reclamo a suo carico.

Trattandosi di parecchio materiale da approfondire, è certo che passerà molto tempo prima di conscere l’esito della vicenda.

Chiara Rainis