Stai attento Charles Leclerc: se vai avanti così, rischi solo di bruciarti

0
8344
Charles Leclerc sulla griglia di partenza del Gran Premio del Giappone 2019 di F1 a Suzuka (Foto Ferrari)
Charles Leclerc sulla griglia di partenza del Gran Premio del Giappone 2019 di F1 a Suzuka (Foto Ferrari)

F1 | Stai attento Charles Leclerc: se vai avanti così, rischi solo di bruciarti

Sarebbe fin troppo facile, dopo aver esaltato Charles Leclerc per le due straordinarie vittorie in Belgio e in Italia, gettargli ora la croce addosso per una domenica decisamente negativa a Suzuka. Ma noi non abbiamo nessuna intenzione di aggiungerci alla già numerosissima schiera di interpreti dello sport nazionale italiano: salire sul carro del vincitore, salvo poi bombardarlo alla prima sconfitta.

-> Per restare aggiornato sulle ultime notizie di F1, MotoGP e Superbike CLICCA QUI

Anche perché non ce ne sarebbe motivo. Pur in un Gran Premio del Giappone non baciato dal risultato finale, i lati positivi da portare a casa per la Ferrari sono numerosi. Dal notevole salto in avanti in termini di prestazioni compiuto dal venerdì alla domenica, alla conquista della prima fila sulla griglia di partenza, frutto di un assetto che privilegiava il giro secco, ma anche di una SF90 definitivamente ritrovata, e in grado di andar forte anche su una pista tecnica e completa come quella del Sol Levante.

I piloti compromettono la strategia Ferrari

Questa strategia avrebbe potuto funzionare a meraviglia, sfruttando le ben note difficoltà di sorpasso sul circuito nipponico, se solo i due alfieri ferraristi fossero riusciti a mantenere le rispettive posizioni al via. Invece, come è noto, così non è stato. Sebastian Vettel ci ha messo ancora una volta del suo, commettendo l’ennesimo errore sotto pressione, stavolta sotto forma di un sobbalzino alla partenza: eppure il più convincente dei due portacolori, stavolta, è stato proprio lui, vuoi per la pole position da record, vuoi per la grinta dimostrata nel difendere il secondo posto dagli assalti di Lewis Hamilton.

Chi si merita una tirata d’orecchie, in compenso, è Charles Leclerc, apparso decisamente non nella sua forma migliore. Se l’indecisione al via è giustificabile con una distrazione dovuta al movimento della monoposto gemella di Seb, e il successivo contatto con Max Verstappen, seppure grave e penalizzato dai commissari, può essere derubricato come il comprensibile effetto di un eccesso di foga giovanile, decisamente inaccettabile è quello che è successo dopo.

Leclerc sordo alle indicazioni dei capi

Con l’ala anteriore e lo specchietto retrovisore rotti, il Piccolo Principe ha bellamente ignorato l’ordine del muretto di rientrare ai box per riparare i danni, ha proseguito per la sua strada sollevando scintille sull’asfalto e ha finito per perdere pericolosamente pezzi che hanno colpito la vettura di Hamilton che lo seguiva. Inutile tentare di nobilitare questa mossa con affascinanti paragoni con Gilles Villeneuve: altri tempi, altre circostanze. Questo è stato solo un episodio inutilmente rischioso, che i commissari hanno giustamente sanzionato.

L’aspetto psicologico di questa vicenda è che ancora una volta emerge un Charles Leclerc cocciuto e testardo come solo un ventenne sa essere, che non accetta nessuna indicazione se non quella di andare avanti per la propria strada. Finché questo lato del suo carattere si limita alla determinazione e alla voglia di vincere, fa ravvisare in lui le stimmate del campione predestinato; ma quando esonda e travalica ogni limite, si può trasformare nell’incapacità di crescere e di imparare dai propri errori.

Imparare per crescere

Sì, perché se da un lato tutti noi abbiamo doverosamente elogiato il suo indiscutibile talento emerso con precocità, dall’altro non possiamo dimenticare che si tratta pur sempre di un pilota al secondo anno in Formula 1 e al primo in Ferrari. Che commette errori di inesperienza, e questo è naturale, ma dovrebbe anche avere l’umiltà di accettare i consigli di chi ha il dovere e il ruolo di guidarlo.

Invece, di fronte ad un muretto rosso troppo poco autorevole e al peso dei suoi sostenitori (primo fra tutti il manager di Nicolas Todt, figlio del potente presidente federale Jean), troppo spesso si tende ad accettare da lui comportamenti inadatti a un ragazzino, dannosi per la squadra e per la sua stessa maturazione. Stiano attenti, a Maranello: perché uno come Leclerc può tranquillamente diventare un fuoriclasse, ma ha ancora tanta strada davanti a sé. E se non imboccherà la via giusta, potrebbe anche finire per bruciarsi.

Fabrizio Corgnati