Caso Marco Vannini, l’intercettazione: “Se i genitori amavano il figlio non sarebbero andati in tv”

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Marco Vannini
Marco Vannini (foto dal web)

Quarto Grado ha mandato in onda un’intercettazione tra Federico Ciontoli ed un amico ed una tra Viola Giorgini ed un’amica, entrambi inerenti alla morte di Marco Vannini.

La trasmissione Mediaset Quarto Grado, durante la puntata andata in onda venerdì 11 ottobre, è tornata sul caso Marco Vannini, il ragazzo morto dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola esploso in casa della fidanzata nel maggio 2015. La redazione del programma ha mandato in onda un’intercettazione di una conversazione telefonica tra Viola Giorgini, fidanzata di Federico Ciontoli e presente in casa la sera della tragedia, ed un’amica. Oltre a questa conversazione nel corso della puntata sono state anche riportate alcune frasi di Federico Ciontoli scambiate con un amico poco dopo la morte di Marco.

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Marco Vannini, Quarto Grado trasmette un’intercettazione di Viola Giorgini ed una di Federico Ciontoli

Durante la scorsa puntata di Quarto Grado, andata in onda venerdì 11 ottobre, è stata mandata in onda un’intercettazione telefonica tra Viola Giorgini, la fidanzata di Federico Ciontoli, ed un’amica poche ore dopo l’omicidio di Marco Vannini. Durante la conversazione, Viola, imputata nel processo per omissione di soccorso e poi assolta, spiega all’amica la dinamica di quanto accaduto quella sera in casa Ciontoli: “Marco era in bagno a fare la doccia, Tonino (Antonio Ciontoli, ndr) prima di andare a letto si prepara i vestiti, mentre li portava stava spostando il marsupio dove c’erano queste pistole perché sarebbe dovuto andare a sparare al poligono il giorno dopo. Ti ricordi che te l’ho detto? Marco– prosegue Viola- si stava facendo la doccia, e dato che con Antonio avevano un rapporto così tanto stretto lui entrava mentre era in bagno. Marco ha visto la pistola e gli ha chiesto di fargliela vedere. Lui (Antonio Ciontoli, ndr) gliel’ha mostrata, ma non dandogliela in mano. Antonio era convinto che fossero scariche, le aveva lasciate tutto il giorno sul divano, era straconvinto. Una infatti era scarica, l’altra no, c’era rimasto un colpo, uno solo. Per fargliela vedere, gli è scappata dalle mani ed ha premuto il grilletto“. Viola poi racconta i momenti successivi allo sparo spiegando: “Te lo giuro, Marco non aveva un buco sulla spalla, aveva un graffio, il sangue non è uscito per mezz’ora. La pistola era scarica, dalla ferite non è uscito sangue, quindi per noi era un attacco di panico“. A questo punto la fidanzata di Federico parla dei genitori di Marco Vannini: “Tonino non ha mai chiesto il perdono, però stanno andando in televisione, è morto tuo figlio e hai deciso di fare un’intervista, cose che io non avrei mai fatto. È la gente che gli sta intorno che li sta spingendo a fare tutto questo perché due genitori che amavano così tanto il figlio non sarebbero mai andati in televisione“.

Durante la puntata, Quarto Grado ha riportato anche un’altra conversazione telefonica, questa volta tra Federico Ciontoli ed un amico poco ore dopo la tragedia. “Mio padre le pistole -spiega Federico- le tiene sempre scariche ed in cassaforte. Le ha tirate fuori perché oggi e domani doveva andare al poligono. Marco è appassionato di armi gli ha chiesto di fargliele vedere, mio padre pensava fosse scarica e gliel’ha mostrata, ma è partito un colpo“. L’interlocutore quindi chiede come potesse essere stato possibile che il colpo fosse entrato nella spalla perforando tutto il corpo di Marco: “Purtroppo -prosegue Federico- sono così i proiettili. Nessuno ha visto la scena, perché erano solo loro due in bagno. Marco non ha perso sangue e noi non pensavamo potesse trattarsi di una cosa del genere“. Adesso i genitori di Marco aspettano il giudizio della Corte di Cassazione che dovrà esprimersi sul caso il prossimo 7 febbraio mettendo un punto definivo alla vicenda. A gennaio la Corte d’Assise d’Appello di Roma aveva ridotto la pena inflitta in primo grado ad Antonio Ciontoli da 14 a 5 anni di reclusione, derubricando il reato di omicidio volontario in omicidio colposo, ed aveva confermato le condanne a 3 anni per i familiari dell’ex sottufficiale della Marina Militare (la moglie Maria Pezzillo ed i figli Federico e Martina).

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