Pietro Maso
Pietro Maso (foto dal web)

Pietro Maso il 17 aprile del 1991, insieme a tre amici, uccise brutalmente i suoi genitori: condannato in via definitiva a trent’anni di reclusione ora è un uomo libero ed ha deciso di raccontare in esclusiva al programma che andrà in onda questa sera, 10 ottobre, su Nove la propria storia ed il motivo per il quale decise di compiere l’efferato crimine.

Pietro Maso aveva solo 20 anni quando la notte del 17 aprile del 1991 decise, aiutato da tre amici, di uccidere i propri genitori: reo confesso dell’omicidio venne condannato dapprima all’ergastolo, poi in via definitiva a trent’anni di reclusione, essendogli stata riconosciuta la seminfermità mentale al momento del fatto. Oggi Pietro Maso è un uomo libero ed ha deciso di raccontare la sua storia davanti alle telecamere del programma Nove Racconta: questa sera, 10 ottobre, andrà in onda l’intervista esclusiva in prima tv assoluta “Pietro Maso – Io ho ucciso” su canale Nove.  L’uomo ha deciso di raccontare i motivi che lo spinsero a compiere l’efferato crimine.

Pietro Maso racconta il motivo per il quale uccise i suoi genitori: voleva stupire ed essere un esempio per gli altri

Pietro Maso – Io ho ucciso” è l’intervista esclusiva che andrà in onda in prima tv assoluta questa sera su Canale Nove il cui protagonista sarà, appunto, Pietro Maso l’uomo che il 17 aprile del 1991 uccise brutalmente i propri genitori, Antonio e Mariarosa. Per l’efferato crimine Maso venne condannato dapprima all’ergastolo, poi in via definitiva a trent’anni di reclusione, essendogli stata riconosciuta la seminfermità mentale al momento del fatto. Dopo aver scontato il suo debito con la giustizia, l’uomo è riuscito a ricostruirsi una vita e adesso ha deciso di raccontare cosa è realmente accaduto quella maledetta notte di 28 anni fa. A riportare la notizia e fornire anticipazioni sullo stampo e la tipologia di programma la redazione de Il Messaggero il quale riporta alcune dichiarazioni che rilascerà l’uomo nel corso dell’intervista.

Una delle domande centrali rivolte a Pietro Maso riguarda, ovviamente, il motivo che lo spinse a compiere l’efferato crimine. L’uomo avrebbe risposto, stando a quanto riportato da Il Messaggero, parlando di come nacque l’idea e del perché arrivò ad architettare e mettere in atto l’omicidio dei genitori: “Tutto quello che è successo è stato creato semplicemente al bar prima di andare in discoteca. Non avevamo i soldi, allora ci chiedevamo come facciamo per domani, fra un anno, fra dieci anni, per avere questo, per mantenere quest’altro. Dobbiamo avere una risorsa nostra personale, questa possiamo averla tramite l’eredità. Se uccidiamo i miei genitori – dice oggi Pietro Maso riportando i suoi pensieri dell’epoca- avremo denaro sufficiente per realizzare questo nostro sogno“. L’uomo avrebbe continuato spiegando, riferisce Il Messaggero, di come fu la sua vanità, la voglia di soddisfare la sua vanagloria a rovinarlo : “Non ero mai sazio, mi chiedevo sempre cosa poter fare per stupire, per essere diverso, per dare spunti ad altre persone. Ma non capivo che i miei entusiasmi sono stati la mia autodistruzione“. La bramosia di denaro, il voler impossessarsi della sua parte di eredità per condurre una vita nel lusso e nel benessere, sarebbe stato il motivo che condusse Pietro Maso a compiere uno dei più efferati omicidi della storia del nostro Paese. L’uomo ha raccontato che quella sera del 1991 per fare irruzione nella propria abitazione i suoi complici indossarono una maschera da diavolo, ma lui no. Maso racconta nell’intervista che non ne aveva bisogno affermando: “Io la maschera ce l’avevo già“.  Inquietante la descrizione, poi, dei luoghi e delle sensazioni dopo l’omicidio: “Alla fine c’era un silenzio – riferisce Pietro Maso- e un odore di sangue spaventoso“.

Quella di Maso è la storia di un 20enne appartenente alla borghesia veronese degli anni ’90 che per stupire gli amici e diventare un esempio da seguire decise di sterminare la propria famiglia, sconvolgendo il florido comune di Montecchia di Crosara. Confessato l’omicidio, Pietro Maso venne arrestato il 19 aprile del 1991 e condannato in via definitiva a trent’anni di reclusione, perché riconosciutagli la seminfermità mentale al momento dei fatti: uscì di prigione nel marzo del 2016 e  venne ricoverato in una clinica psichiatrica. I complici dell’uomo, Giorgio Carbognin e Paolo Cavazza vennero condannati a ventisei anni, mentre per Damiano Burato, all’epoca dei fatti minorenne, la pena venne stabilita in dodici anni.

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