Jules Bianchi (Getty Images)

F1 | Jules Bianchi, 5 anni fa il terribile incidente di Suzuka

Per noi italiani era mattina presto, ma c’è da scommettere che in molti, ancora oggi, non hanno dimenticato ciò che stavano facendo quando alla tv apparvero le immagini della Marussia di Jules Bianchi incastrata.

Era il 5 ottobre del 2014 e la F1 andava in scena in Giappone. Sul circuito di Suzuka la pioggia era battente. Non si riusciva a stare in pista. A fare presto le spese per la scivolosità dell’asfalto Adrian Sutil, il quale, dopo aver perso il controllo della sua Sauber, sbatte contro le barriere all’altezza della curva 7. Come prassi, bandiere gialle sventolate e una gru nella via di fuga dell’incidente per rimuovere la monoposto del tedesco. Il resto è tristemente noto. Siamo al giro 43 e l’auto rossa del driver di Nizza, che spera in condizioni al limite di mettersi in evidenza, arriva come un proiettile finendo sotto il mezzo di rimozione superando addirittura le gomme di protezione. Le condizioni dell’allora 25enne appaiono da subito disperate. La gara viene sospesa poco dopo e la promessa dell’automobilismo francese trasportato all’ospedale di Yokkaichi. Non riprenderà mai più conoscenza.

Per chiarire le cause dello spaventoso botto venne avviata un’inchiesta anche e soprattutto su invito dei famigliari. Inizialmente accusata, la direzione corsa venne alla fine scagionata, e le colpe imputate perlopiù al transalpino, reo di non aver rispettato in toto l’ordine di rallentare.

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L’amicizia con Leclerc

A cinque anni di distanza da quella traumatica data, di Bianchi resta il ricordo di un pilota che avrebbe potuto dare molto, specialmente ai tifosi della Ferrari, squadra a cui era legato in quanto parte dell’Academy, ma che per età e un pizzico di sfortuna non era riuscito ancora ad esprimersi.

La sua lungimiranza però, qualcosa di concreto lo ha lasciato. Si chiama Charles Leclerc, suo grande amico, e talento in erba di cui era immediatamente riuscito a comprendere il valore tanto da segnalarlo al suo manager personale Nicolas Todt come giovane da seguire.

Con ogni probabilità a Maranello, da titolare e non da riserva quale era, Jules ci sarebbe arrivato se il destino non gli avesse fatto lo sgambetto. Il 21enne monegasco invece ce l’ha fatta e al Cavallino ha già regalato delle gioie, una su tutte la vittoria davanti al pubblico di casa a Monza che mancava dal 2010. Alcuni lo chiamano “il Predestinato”. Una cosa comunque è certa. Dovesse veramente un giorno diventare campione del mondo per la Rossa, una parte del merito sarà di qualcuno lassù.

Chiara Rainis