C’è vita dopo la morte: a dimostrarlo uno studio condotto da esperti

Vita dopo la morte
(foto dal web)

Secondo uno studio effettuato per rispondere alla domanda se ci sia vita dopo la morte, su alcuni animali sarebbe stato dimostrato che più di mille geni si riattiverebbero fino a 4 giorni dopo la morte.

Se la morte resta un argomento tabù per il genere umano, cosa accade dopo ha continuato nei secoli a destare molta curiosità, suscitando innumerevoli dubbi: esiste un’altra vita dopo la morte? Dove si va una volta giunti alla fine? È un immenso buco nero o dall’altra ci aspetta qualcosa di straordinario? Sino ad oggi le risposte sono state fornite dalle religioni le quali, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno propalato l’idea che una volta terminata l’esperienza di vita terrena ad attendere le anime vi sia dell’altro, che può consistere tanto in un paradiso quanto in una reincarnazione. Di certo, ciò che accade all’anima non è dato sapere, ma quello che invece avviene al corpo potrebbe è stato scoperto dalla scienza tramite un recente studio.

C’è vita dopo la morte: mille geni si riattivano dopo la morte

I ricercatori della Alabama State University e della University of Washington, riporta la redazione di Fanpage, hanno portato avanti uno studio avanguardistico riguardante proprio il tanto dibattuto tema di una vita dopo la morte fornendo una risposta affermativa. Tramite il loro studio intitolato “Accurate Predictions of Postmortem Interval Using Linear Regression Analyses of Gene Meter Expression Data” e pubblicato sulla rivista BiorXiv, gli studiosi hanno spiegato puntualmente i risultati ottenuti.

I soggetti dello studio sono stati alcuni esemplari di pesci, zebre e topi nei quali i ricercatori hanno provato ad individuare, nel momento esatto del sopraggiungimento della morte, la riattivazione di alcuni geni upregolati. È stato scoperto che negli animali, una volta deceduti, ben 1.063 geni si attivavano o in alcuni casi si riattivavano in un lasso di tempo individuato tra le 24 ore fino a quattro giorni dopo la morte.

I geni coinvolti, riporta la redazione di Fanpage, erano quelli addetti a determinati compiti come ad esempio quello di stimolazione del sistema immunitario. Ma a stupire maggiormente gli studiosi sarebbe stato il fatto che ad attivarsi sarebbero stati dei geni determinanti per lo sviluppo di embrioni e quelli coinvolti nella diffusione delle cellule tumorali. Una scoperta che potrebbe permette di migliorare gli interventi di trapianto.

Leggi anche —> Bollo auto non pagato: esiste una sanatoria che cancella i debiti