Carabinieri
Carabinieri (foto dal web)

Ferdinando Brodella, 33enne camorrista, secondo il racconto dei collaboratori di giustizia, fu ucciso nel 1993 perché nonostante malato di Aids continuava ad avere rapporti sessuali con le donne del clan rischiando di contagiare il boss.

È emersa una nuova verità sull’omicidio di Ferdinando Brodella, un 33enne esponente del clan La Torre ucciso nel febbraio del 1993 in una masseria di Mondragone (Caserta). Sino ad ora l’omicidio era stato considerato come un regolamento di contri tra clan di Camorra, ma a 26 anni di distanza è emerso che il 33enne venne ucciso perché nonostante fosse malato di Aids continuava ad avere rapporti sessuali con le donne del clan, le quali avevano anche relazioni con lo stesso boss Augusto La Torre che temendo di essersi ammalato ordinò l’omicidio di Brodella. Per l’omicidio è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Mario Esposito, capo clan già detenuto nel carcere Opera di Milano per altri reati.

Omicidio Ferdinando Brodella: ucciso perché malato di Aids poteva contagiare il boss del clan

Ferdinando Brodella, 33enne esponente del clan La Torre di Mondragone non fu ucciso per un regolamento di conti. Questo è quanto emerso grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, nonché di quelle dello stesso boss Augusto La Torre. Brodella, come riporta la redazione di Skytg24, venne ucciso perché nonostante fosse a conoscenza di essere sieropositivo continuava ad avere rapporti sessuali con alcune donne vicine alla cosca che avevano relazioni con lo stesso La Torre. Quest’ultimo, come da lui stesso raccontato, temendo di essersi ammalato si sottopose ai test specifici, che esclusero il contagio, e ordinò l’uccisione di Brodella. Il 33enne nel febbraio del 1993 venne, dunque, attirato in una masseria di Mondragone (Caserta) e lì fu ucciso a colpi di pistola, fatto a pezzi e seppellito. Come riportato da Skytg24, il cadavere di Brodella non fu mai ritrovato poiché i capo clan a due anni di distanza dall’omicidio decisero di riesumarlo e distruggerlo, temendo che alcuni collaboratori di giustizia potessero rivelare quanto accaduto. A partecipare attivamente all’omicidio sarebbe stato un affiliato del clan La Torre, Mario Esposito nei confronti del quale è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare a cui hanno dato esecuzione i carabinieri. Il 60enne, già recluso nel carcere Opera di Milano per altri reati, come riporta Skytg24, sarebbe accusato adesso di omicidio premeditato, detenzione illegale di armi e distruzione di cadavere, reati aggravati dall’aver commesso il fatto per facilitare la realizzazione delle finalità illecite del clan La Torre.

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