maurizio costanzo nudo
(foto dal web)

Maurizio Costanzo, ospite della trasmissione Domenica In, ha parlato del momento da lui stesso definito come il più tragico della sua vita: l’attentato che gli sarebbe potuto costare la vita nel 1993 a seguito del quale ha fatto una promessa a Maria De Filippi.

Maurizio Costanzo, ospite del programma Domenica In, in onda su Rai 1 e condotto da Mara Venier, ha parlato dell’episodio più tragico della sua vita, ossia quando la mafia attentò alla sua vita nel 1993. Il noto giornalista ha ripercorso quei drammatici momenti, affermando in chiosa che a seguito di quell’episodio fece un’importante promessa all’allora fidanzata ed oggi moglie Maria De Filippi.

Maurizio Costanzo: l’attentato del 14 maggio 1993 e la promessa a Maria De Filippi

Durante l’ultima puntata di Domenica In, Maurizio Costanzo si è lasciato andare ad una confessione a cuore aperto, parlando di quell’episodio che a suo stesso dire è stato il più drammatico della propria vita: l’attentato del 14 maggio 1993. Maurizio Costanzo, insieme alla De Filippi, all’autista ed al cane, riuscì a salvarsi solo grazie al caso: quella sera, infatti, il giornalista non era accompagnato dal solito autista con un’Alfa 164, ma da un suo sostituto che guidava una Mercedes. Fu questo che fece esitare i suoi attentatori, innescando l’esplosione qualche secondo più tardi rispetto ai piani. Nel salotto Rai Maurizio Costanzo avrebbe affermato, riporta la redazione di Palermo Today: “I mafiosi fanno i mafiosi, i giornalisti devono denunciare i mafiosi. Mi occupai molto di mafia in quel periodo, intervistati la nuora di un mafioso importante cercando di convincerla a lasciare la mafia. Poi un giorno Totò Riina disse ‘questo Costanzo mi ha rotto i co****ni’“. Maurizio Costanzo prosegue nella sua narrazione, entrando nel dettaglio: “C’è stato un botto pazzesco, ci siamo salvati io, l’autista e il cane e nessuno è morto. Io – riporta la redazione di Palermo Todayquelli che stavano lì fuori li ho poi visti dietro le sbarre: io ero vivo, loro stavano dietro le sbarre. Ho promesso a Maria che mi sarei meno occupato di mafia“. Quelli erano gli anni delle stragi, gli anni in cui Cosa Nostra, sotto indicazione del Capo dei Capi Totò Riina, aveva dato il via ad un vero e proprio bagno di sangue.

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