Charles Leclerc sul podio del Gran Premio di Russia 2019 di F1 a Sochi (Foto Ferrari)
Charles Leclerc sul podio del Gran Premio di Russia 2019 di F1 a Sochi (Foto Ferrari)

F1 | Il pasticcio russo della Rossa? Un bagno di umiltà per la Ferrari e Leclerc

Intendiamoci: quelli di cui ci stiamo occupando sono pur sempre problemi da privilegiati, che la stessa Ferrari, soltanto due mesi fa, avrebbe pagato per ritrovarsi a dover affrontare. Quella che abbiamo visto all’opera nel Gran Premio di Russia è stata infatti nuovamente una Rossa in forma, con il passo per poter vincere. Anzi, talmente in forma che si è ritrovata addirittura a dover decidere chi far vincere tra i suoi due piloti. Peccato che a quel punto abbia pasticciato e abbia finito per regalare il potenziale successo del poker, su un piatto d’argento (è proprio il caso di dirlo) alla diretta rivale Mercedes.

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Si pensava che il battibecco della scorsa settimana al Gran Premio di Singapore, quando la Ferrari aveva comprensibilmente favorito con la strategia Sebastian Vettel ai suoi danni, avesse chiarito a Charles Leclerc come funzionano le cose in una squadra. La priorità va sempre data al risultato collettivo, e una doppietta vale comunque di più di un primo e un terzo posto. A prescindere da chi vinca. Il baby fenomeno monegasco aveva masticato amaro, aveva borbottato un po’, ma alla fine aveva dato l’impressione di avere capito e imparato la lezione. Tanto da presentarsi alla conferenza stampa del giovedì con il capo metaforicamente cosparso di cenere: “La prossima volta starò zitto”.

La gestione scellerata del muretto Ferrari

Invece, a Sochi così non è stato. Gli accordi pre-gara interni alla Ferrari prevedevano che Leclerc tirasse la scia a Vettel per fargli superare Hamilton, anche a costo di farlo passare in testa alla gara: e Charles, in effetti, ha obbedito. Il problema, però, è nato subito dopo, quando il muretto box rosso ha iniziato ad insistere con Seb perché si facesse da parte e lasciasse passare il suo compagno di squadra. E questa decisione ci sembra francamente meno comprensibile. In quella fase di gara, infatti, non solo il tedesco era scattato meglio di tutti gli altri, ma stava anche tenendo un passo che gli permetteva di andare in fuga e di allungare al comando della corsa. Lo stava facendo con una certa dose di maligna furbizia, proprio per non dare l’opportunità al suo vicino di box di tenersi incollato, ma comunque la sostanza non cambia: Vettel era più veloce e Leclerc non riusciva a tenere il suo passo. Perché mai, dunque, il quattro volte iridato avrebbe dovuto cedere la posizione (cosa che infatti, giustamente, non ha fatto, tanto da costringere i tecnici ferraristi ad ovviare con la strategia)?

Sia chiaro: Leclerc non è soltanto un talento cristallino, un campione in erba, inarrivabile in qualifica e velocissimo anche in gara, ma anche un giovane emergente, per cui sono perfettamente comprensibili la sua grinta, la sua aggressività e la sua voglia di vincere. Meno accettabile, invece, è quando questi suoi sentimenti si trasformano in arroganza. La Ferrari deve pensare sempre prima al bene della squadra, ossia favorire di volta in volta il suo portacolori che sta andando più forte, o che comunque ha realisticamente più possibilità di vincere. Non esiste una legge scritta che sancisca che Charles, seppur competitivo com’è, debba godere sempre di tutti i favori. E nemmeno la deve pretendere, questa legge, il suo potentissimo manager Nicolas Todt, figlio del presidente della Federazione Jean, che apparentemente sta diventando un po’ troppo ingombrante negli equilibri interni di Maranello. Altrettanto arrogante è sembrato l’azzardo finale di rientrare nuovamente ai box sotto safety car per montare le stesse gomme della Mercedes: gli ha fatto perdere soltanto una posizione, ma si trattava comunque di un tentativo velleitario e con poche prospettive di riuscita.

Leclerc faccia un passo indietro

La speranza è che questa battuta d’arresto serva almeno a schiarire un po’ le menti. Quella di Leclerc, che deve rendersi conto che, per quanto promettente, ha ancora molto da imparare e, per riuscirci, deve porsi con la giusta umiltà. E quelle dei vertici della Ferrari, che non sono riusciti minimamente a gestire con la dovuta lucidità il dualismo interno tra i due piloti. I rivali delle Frecce d’argento non sono certamente diventati lenti da un giorno all’altro, e sebbene la crescita tecnica del Cavallino rampante sia stata solida e impressionante, Sochi ha dimostrato che per vincere bisogna comunque essere perfetti. L’ultima cosa che serve è una potenziale guerra fratricida.

Fabrizio Corgnati