La Mercedes di Lewis Hamilton davanti alla Ferrari di Sebastian Vettel al Gran Premio di Singapore 2019 di F1 (Foto Steve Etherington/Mercedes)
La Mercedes di Lewis Hamilton davanti alla Ferrari di Sebastian Vettel al Gran Premio di Singapore 2019 di F1 (Foto Steve Etherington/Mercedes)

F1 | La Mercedes si è inceppata. E Lewis Hamilton suona la sveglia ai suoi

Quello di perdere in extremis un sesto titolo mondiale già vinto sembra più che altro un timore infondato da parte di Lewis Hamilton. Servirebbe un disastro su tutta la linea per vanificare il suo vantaggio in classifica generale, che ammonta a 96 lunghezze su Charles Leclerc, quando di punti da assegnare ne restano solo altri 156. Ma il semplice fatto che il cannibale della Formula 1 abbia espresso davvero questa sua paura ai microfoni dei giornalisti è un segnale d’indebolimento, dell’apparizione di una crepa nella sua consueta fiducia incrollabile nei mezzi propri e del suo team. Del fatto che, forse, un primo accenno di crisi in casa Mercedes è iniziato davvero.

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Del resto, per un numero, quello dei punti in campionato, che continua ad essere rassicurante per la Freccia d’argento, ce n’è un altro che invece a Stoccarda non piace proprio. dopo aver vinto dieci Gran Premi su dodici (di cui cinque doppiette) nella prima parte del campionato, degli ultimi sette ne ha conquistati soltanto due, perdendo le scorse tre gare di fila. Un ruolino di marcia non certo degno dell’imbattibile corazzata anglo-tedesca. Ma la sconfitta che brucia di più è proprio quella subita domenica scorsa a Marina Bay: non solo perché si trattava di una pista, almeno sulla carta, favorevole alla loro W10, ma soprattutto per il modo in cui è maturata.

Anche la Mercedes è umana

Oltre ai loro limiti tecnici, come il cronico surriscaldamento del motore, Singapore ha evidenziato anche quelli umani: la strategia della Ferrari di anticipare la sosta di Sebastian Vettel ha preso in contropiede gli strateghi del muretto box argentato, mandandoli letteralmente in tilt. Irriconoscibili: “Per noi è stato un weekend molto duro”, ammette il team principal Toto Wolff. “Avevamo l’opportunità di vincere la gara, o qualificandoci meglio al sabato o prendendo decisioni migliori alla domenica, ma non ci siamo riusciti, per una serie di motivi”.

Per la Stella a tre punte, insomma, è suonata la sveglia: “Un utile promemoria della mentalità umile e scettica che è stata così importante per il nostro successo nelle ultime stagioni”, prosegue Wolff. “Subito dopo la gara abbiamo iniziato ad analizzare cosa è andato storto e useremo queste lezioni per imparare e migliorare. Questi giorni difficili sono quelli che ci rafforzano: il team ha dimostrato in più occasioni di poter trasformare le debolezze in forze, e lo rifaremo anche qui”. Lo spera prima di tutto Hamilton, che ha sfogato pubblicamente tutta la sua insoddisfazione per il risultato di domenica scorsa.

Sochi pista amica, o no?

C’è tanta voglia di tornare a vincere, dunque, dalle parti della Mercedes, e di mettersi alle spalle questo periodo nero. Sochi sembra la pista ideale, visto che dall’inizio dell’epoca turbo-ibrida della F1 qui i campioni del mondo in carica hanno sempre vinto, per cinque volte consecutive. Ma ora le certezze sembrano essersi incrinate, e nessun aiuto arriverà sul fronte tecnico, dove lo sviluppo è ormai congelato e nemmeno in Russia è previsto alcun aggiornamento sulla macchina, se non l’adattamento della configurazione aerodinamica da medio carico. “Sochi coi suoi lunghi rettilinei costituirà una gara impegnativa per noi, dovremo fare tutto alla perfezione”, chiosa Wolff. Stavolta ne hanno davvero bisogno.

Fabrizio Corgnati