Tribunale
Tribunale (Getty Images)

La Corte d’Assise di Roma dopo nove ore di camera di consiglio ha confermato i capi di accusa formulati dalla Procura nei confronti di alcuni membri del clan Spada, tra cui associazione a delinquere di stampo mafioso.

La Corte d’Assise di Roma nella giornata di ieri, dopo ben nove ore di camera di consiglio si è espressa, confermando per alcuni dei membri del clan Spada i capi d’accusa formulati dalla Procura di Roma in ordine alle attività illecite portate avanti dagli stessi. Tra le contestazioni mosse quella di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Corte d’Assise di Roma, maxi processo clan Spada: tre ergastoli e oltre 30 anni di reclusione

Erano 24 gli imputati coinvolti a vario titolo in questo procedimento e solo 7 di essi, per la Corte d’Assise di Roma, sarebbero stati estranei alle attività criminali del clan Spada, potente famiglia sinti radicata sul litorale romano. Agli altri 17 imputati i giudici hanno comminato, dopo nove ore di camera di consiglio, 3 ergastoli e più di 30 anni di reclusione. Carcere a vita per Carmine, Ottavio e Roberto Spada, quest’ultimo già noto alle cronache per aver rotto, nel novembre 2018, il setto nasale al giornalista di Nemo, Daniele Piervincenzi. Condanna a 16 anni di reclusione per Ottavio Spada, detto “Maciste”, a 9 anni per Nando De Silvio, detto “Focanera” e a 10 anni per Ruben Alvez del Puerto. Assolti invece Armando Spada, Enrico Spada, Roberto Spada detto “Zibba”, Francesco De Silvio, Samy Serour, Stefano De Dominicis e Roberto Sassi.

L’inchiesta nei confronti del clan Spada era partita nel gennaio 2018 allorquando vennero eseguite le ordinanze di custodia cautelare in carcere in merito all’omicidio di Giovanni Galleoni e Francesco Antonini. Tra i capi di accusa formulati dalla Procura di Roma quello per associazione a delinquere di stampo mafioso, per omicidio, per estorsione, per traffico di sostanze stupefacenti.

La lettura del dispositivo ha ingenerato nella difesa degli imputati non poco disappunto, tanto che il legale di Carmine Spada, Mario Girardi, stando a quanto riportato da La Repubblica, avrebbe dichiarato: “Sono indignato, è una follia vera. Questa decisione è una vergogna, non condivisibile in alcun suo aspetto“. Presenti in aula il sindaco di Roma, Virginia Raggi, che si è detta soddisfatta della decisione della Corte d’Assise: “Istituzioni e cittadini onesti se uniti vincono sempre. Continuerò a testa alta la battaglia per la legalità“.

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