Con queste nuove armi, ora la Ferrari è già in vantaggio per il 2020

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Le Ferrari di Sebastian Vettel e Charles Leclerc al Gran Premio di Singapore 2019 di F1 (Foto Ferrari)
Le Ferrari di Sebastian Vettel e Charles Leclerc al Gran Premio di Singapore 2019 di F1 (Foto Ferrari)

F1 | Con queste nuove armi, ora la Ferrari è già in vantaggio per il 2020

Più che di evoluzione, si è trattato di una vera e propria rivoluzione tecnica. Una scelta inusuale, tanto più per una squadra che nel passato non aveva dimostrato grandi capacità di sviluppo nel corso della stagione, e si era abituata a partire forte e poi a calare con il prosieguo del calendario. Questa volta, la Ferrari si è comportata in modo diametralmente opposto: all’inizio dell’anno ha partorito una vettura con tanti difetti congeniti, ma ora sembra avere trovato e applicato le necessarie soluzioni.

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E la strada percorsa per arrivare a questo traguardo è altrettanto insolita: gli ingegneri di Maranello non hanno portato all’estremo, come normalmente accade, la direzione tecnica scelta nell’inverno scorso, ma al contrario ne hanno riconosciuto i limiti e hanno fatto retromarcia. Per dirla in parole povere: la SF90 montava già il motore più potente del lotto, capace di interrompere la supremazia della Mercedes sui propulsori turbo-ibridi, e infatti era in grado di dominare sulle piste superveloci. Ma in compenso pagava troppo sul fronte aerodinamico: non era in grado di sviluppare sufficiente carico e quindi si ritrovava ad inseguire sui tracciati tortuosi e guidati.

Ferrari ha risolto il problema aerodinamico

Poi è arrivata l’inversione a U, grazie al pacchetto di aggiornamenti introdotto a Singapore, in ampio anticipo rispetto ai programmi (il suo debutto era originariamente previsto solo in Giappone). Se l’ala anteriore è stata ritoccata ma senza stravolgerne la filosofia, i progettisti hanno invece lavorato sui flussi d’aria che passano sotto al musetto, irrigidendo il fondo e rendendo così la vettura complessivamente più stabile, meno sensibile alle variazioni d’assetto e più capace di portare le gomme alla giusta temperatura. Il risultato è stata l’inaspettata doppietta sul circuito cittadino di Marina Bay, sulla carta uno dei più sfavorevoli.

Ora questa Ferrari revisionata e rinata può realisticamente puntare al bersaglio grosso in ognuno dei sei Gran Premi che mancano alla fine della stagione. Potrebbe essere ormai troppo tardi per deviare il percorso di un titolo mondiale apparentemente indirizzato sulla via di Stoccarda, visto che per pensare ad un ribaltone bisognerebbe che la Mercedes collezionasse ritiri ed errori strategici a ripetizione da qui alla fine del campionato. Ma ciò non significa comunque che il lavoro svolto sia inutile.

Resta il dualismo tra i piloti

Anzi, siccome la prossima sarà l’ultima stagione con l’attuale regolamento tecnico in Formula 1, tutte le lezioni imparate sulla SF90 potranno essere applicate sulla macchina del 2020. E portare la Rossa finalmente a poter competere per il titolo iridato fin dalla prima gara. Questo, infatti, era l’ultimo tassello che mancava al definitivo completamento del mosaico vincente della Scuderia. Il resto è una certezza: dal lavoro in galleria del vento e al simulatore sempre più affinato fino allo staff tecnico senza stelle di primo piano ma con tanti ingegneri allevati e cresciuti a Maranello.

Quanto ai piloti, c’è solo l’imbarazzo della scelta. La scommessa del giovane Charles Leclerc ha pagato, il baby monegasco si è confermato quel fenomeno che la Ferrari aveva intuito. E Sebastian Vettel, in precedenza depresso dalla crisi, sembra aver ritrovato la serenità, il sorriso e l’amore per il Cavallino rampante con il trionfo di Singapore. Resta solo il problema di decidere su chi dei due puntare, quale sarà la prima guida nell’auspicabile corsa al Mondiale F1 2020. Ma, rispetto ai guai con cui la squadra modenese era costretta a confrontarsi solo fino a qualche settimana fa, questi sono problemi invidiabili.

Fabrizio Corgnati