Processo Stefano Cucchi: “Si sono divertiti a pestarlo”

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Stefano Cucchi
Stefano Cucchi (foto dal web)

Il pubblico ministero Giovanni Musarò ha svolto la sua requisitoria nel processo bis davanti alla Corte d’Assise in merito alla morte di Stefano Cucchi.

Stamane, venerdì 20 settembre, si è svolta la requisitoria per il processo bis davanti alla Corte d’Assise in merito alla morte di Stefano Cucchi, deceduto nel ottobre del 2009, che vede imputati tre carabinieri per omicidio preterintenzionale. Nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, il pubblico ministero Giovanni Musarò ha parlato del primo processo ed in seguito ha riportato le parole di un detenuto che aveva incrociato Cucchi al centro clinico del carcere di Regina Coeli. Il pubblico Ministero ha riportato anche le parole in aula del supertestimone Riccardo Casamassima, il carabiniere che con la sua testimonianza risultò decisivo per l’apertura dell’inchiesta bis.

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Stefano Cucchi, il pubblico ministero Musarò: “Il primo processo è stato kafkiano

Il primo processo, quello che vedeva imputati per il pestaggio di Cucchi tre agenti di polizia penitenziaria, fortunatamente sempre assolti, è stato un processo kafkiano, con gli attuali imputati seduti all’epoca sul banco dei testimoni, con cateteri applicati a Cucchi per comodità e fratture lombari non viste apposta da famosi ‘professoroni’. Tutto ciò non è successo per sciatteria, ma per uno scientifico depistaggio cominciato la notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009 alla stazione Appia dei carabinieri, quando il ragazzo venne arrestato“.  Così ha iniziato, come riporta la redazione de Il Giornale, il pubblico ministero Giovanni Musarò la sua requisitoria nel processo bis davanti alla Corte d’Assise in merito alla morte di Stefano Cucchi, il geometra 31enne deceduto il 22 ottobre del 2009 all’ospedale Sandro Pertini di Roma. La requisitoria del processo, che vede imputati tre carabinieri per omicidio preterintenzionale, si è svolta stamane nell’aula bunker del carcere di Rebibbia. Il pm ha poi proseguito affermando: “Stefano Cucchi non è caduto accidentalmente, è stato pestato. Non è semplice -riporta Il Giornalesintetizzare due anni di un processo così complicato. Dopo la morte di Stefano Cucchi è iniziata una seconda storia, nel frattempo ci sono stati altri processi con imputati diversi. Per il pestaggio furono accusati prima tre agenti della penitenziaria e poi i medici dell’ospedale Pertini. Non possiamo fare finta che, quella notte, non sia successo niente e non capire che si stava giocando una partita truccata, all’insaputa di tutti. Non bisogna avere paura della verità, anche quando è scomoda“. In merito al peso di Cucchi il giorno della sua morte, 37Kg, circa 6 in meno dal giorno dell’arresto (la notte tra il 15 ed il 16 ottobre), il pm Musarò ha spiegato: “Questo notevole calo ponderale è riconducibile al trauma dovuto al violento pestaggio, non certo a una caduta come si disse all’epoca. Lui perse 6 kg in sei giorni. Non mangiava perché aveva dolore, stava male. E per il dolore non riusciva neppure a parlare bene“.

Il pm poi cita uno dei testimoni del processo, Luigi Lainà, un detenuto che la sera dell’arresto di Cucchi, vide quest’ultimo al centro clinico del carcere di Regina Coeli: “Stava proprio acciaccato de brutto -disse Lainà al pm e ribadendolo al processo nel 2018- era gonfio come una zampogna sulla parte destra del volto. Anche io sono stato massacrato, ma massacrato a quel livello, come Cucchi no. A ridurlo così dovrebbe essere stato un folle o più folli senza scrupoli. Gli ho chiesto di alzarmi la maglietta e lui mi ha mostrato la schiena -riporta Il Giornaleera uno scheletro, sembrava un cane bastonato, roba che neanche ad Auschwitz. Aveva il costato di colore verdognolo-giallo, come quello di una melanzana. Gli ho chiesto se a ridurlo così fosse stato qualcuno della penitenziaria…ero pronto a fare un casino…e invece lui rispose che erano stati i carabinieri che lo avevano arrestato. ‘Si sono divertiti’, mi aggiunse“. A Lainà, secondo quanto riferito dal pm, Cucchi disse che a picchiarlo erano stati: “due carabinieri in borghese della prima stazione“. Infine il pm ha riportato le parole del supertestimone Riccardo Casamassima, il carabiniere che grazie alla sua testimonianza fu decisivo per l’apertura dell’inchiesta bis che affermò: “Hanno massacrato di botte un arrestato, non sai in che condizioni lo hanno portato“.

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