Yara Gambirasio Massimo Bossetti
Massimo Bossetti (foto dal web)

Claudio Salvagni, legale di Massimo Bossetti l’uomo condannato all’ergastolo per la morte della giovane Yara Gambirasio, ha rilasciato una lunga intervista a Radio Cusano Campus in cui ha parlato della possibilità di riapertura del processo a seguito del ricorso proposto dinnanzi alla Corte di Strasburgo.

Il caso dell’omicidio di Yara Gambirasio è stato uno tra i più controversi della storia italiana: per l’uccisione della ragazza è stato condannato all’ergastolo Massimo Bosetti, muratore del bergamasco. La prova regina attraverso il quale sarebbe stato “incastrato” l’uomo fu il Dna rinvenuto sugli indumenti della giovane che corrispondeva a quello del muratore. Giunta la sentenza definitiva, la difesa di Massimo Bossetti non si è arresa ed ha proposto ricorso dinnanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo per ottenere una revisione del processo. A parlare ai microfoni di Radio Cusano Campus, Claudio Salvagni, avvocato del muratore di Mapello, il quale si è detto speranzoso circa l’accoglimento delle proprie doglianze dinnanzi alla Corte di Strasburgo.

Omicidio Yara Gambirasio, parla Claudio Salvagni: “Bossetti non ha avuto la possibilità di difendersi nel processo”

Il Dna rinvenuto sugli indumenti della giovane Yara Gambirasio, sin dall’inizio del processo, fu al centro del dibattito: la difesa del muratore ha sempre lamentato il fatto che l’analisi svolta in laboratorio venne effettuata solo ed esclusivamente dai Ris, senza la presenza anche di consulenti tecnici di parte. Per l’accusa si trattava, invece, di un esame irripetibile sicché l’esame sarebbe stato svolto nel rispetto dei principi dell’ordinamento italiano. Questo uno dei punti più controversi del processo tramutatosi in motivo chiave del ricorso proposto dai legali di Massimo Bossetti dinnanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. A parlare della possibile riapertura del processo in caso di accoglimento, Claudio Salvagni, avvocato del muratore di Mapello condannato all’ergastolo. Il legale ha rilasciato una lunga dichiarazione ai microfoni di Radio Cusano Campus in cui si è detto speranzoso: “Abbiamo fatto ricorso a Strasburgo per la violazione dei diritti di difesa. Strasburgo potrebbe dire che Bossetti non ha avuto la possibilità di difendersi nel processo, questo aprirebbe subito le porte ad una revisione”. Claudio Salvagni ha, quindi, affermato che il proprio assistito non ha avuto modo di difendersi, in quanto la difesa non ha mai potuto analizzare i reperti dei Ris. La super perizia richiesta dal pool di Bossetti è, infatti, sempre stata negata:“I reperti, nel caso specifico gli indumenti di Yara, la difesa non li ha mai neppure potuti vedere. Non sappiamo se quegli slip esistono davvero o se hanno i buchi perché sono stati fatti i prelievi del Dna. Per prima cosa vorremmo vederli e poi poterli analizzare perché – dice Claudio Salvagni ai microfoni di Radio Cusano Campussiamo convinti che l’esame del Dna condotto solo dal Ris sia sbagliato. Siamo convinti che rifacendo quell’esame verrebbe fuori un risultato completamente diverso”. L’avvocato di Bossetti avrebbe poi precisato, riporta la redazione Urbanpost, che sul luogo in cui la giovane Yara fu rapita non vi erano testimoni, pertanto la giovane potrebbe non essere mai uscita dalla palestra. Caludio Salvagni insieme al proprio assistito ha scritto un memoriale della vicenda in cui ha deciso di ripercorrere tutte le fasi del processo, ricostruendo la vicenda. Il caso della giovane Yara ha particolarmente colpito l’avvocato il quale ha dichiarato che la sua vita dal momento in cui accettò l’incarico è cambiata radicalmente: “È un’idea (quella del libro ndr) nata insieme nei vari colloqui con Bossetti. Da una parte lui vuole esternare tutta la sua rabbia per la mancata possibilità di difendersi realmente, le pressioni psicologiche, la vita carceraria, le illusioni, le delusioni. Dall’altra parte ci sono io- dice Claudio Salvagni a Radio Cusano Campus-, questo è un processo che mi ha cambiato la vita, ha inciso profondamente sul mio essere. Ho toccato con mano la disperazione umana, non poter dimostrare la propria innocenza crea un cortocircuito che porta un uomo anche ad accarezzare l’idea di farla finita”. Al momento non si conoscono i tempi di attesa per il pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo in merito al ricorso proposto: è certo che, però, qualora venisse accolto, il processo sulla morte della giovane Yara Gambirasio sarà riaperto e per il muratore di Mapello potrebbero riaccendersi le speranze di ribadire la propria innocenza.

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