Chi vive più a lungo tra poveri e ricchi e perché: il rapporto dell’Oms

(foto dal web)

Stando ad un Rapporto dell’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) la differenza fra le aspettative di vita tra ricchi e poveri sarebbe di ben 7 anni.

Stando ad un recentissimo Rapporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) l’aspettativa di vita nel nostro Paese è di ben 7 anni maggiore tra i ceti più avvantaggiati rispetto a quelli più deboli: 85 anni per quelli con livello di istruzione più alto, 78 per quelli che hanno abbandonato prima la scuola. Un rapporto, quello dell’Oms che ha dato il là al neo-ministro della Salute Roberto Speranza per parlare di uno degli obbiettivi primari del nuovo governo giallo-rosso: la lotta alle disuguaglianze.

I ricchi vivono sette anni in più dei poveri: il rapporto dell’Oms

Il dato fornito dall’ultimo Rapporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità, sulle condizioni di vita in Europa, è netto: i ricchi vivrebbero 7 anni in più di coloro i quali sono economicamente svantaggiati. La differenza fra le due categorie risiederebbe principalmente nella qualità della vita. Ad accusare uno stato di salute non buono, riporta La Stampa, tra meno istruiti e quelli con alto grado di istruzione i primi registrerebbero il 12% in più di casi. Il cattivo stato di salute si traduce, di conseguenza, anche in minori abilità nelle attività quotidiane, lavoro in cima alla lista, ricreando una kafkiana condizione per cui se si è poveri e meno in salute, l’attività lavorativa sarà inficiata e di conseguenza si sarà costantemente trascinati sul gradino più basso della scala sociale.

L’appartenenza a ceti sociali disagiati avrebbe serie ripercussione anche sulla salute mentale. Il rapporto Oms, riferisce La Stampa, afferma che uomini e donne con redditi più modesti hanno il doppio delle probabilità di scontrarsi con depressione e altri disturbi psichici rispetto a chi può contare su ben altre ricchezze. Gli italiani più ricchi con una cattiva salute mentale rappresentano infatti solo il 10% dei casi, mentre chi rientra nell’ultimo quintile di reddito è al 30%.

Il rapporto dell’Oms ha analizzato, riporta La Stampa, le cause delle diseguaglianze sanitarie derivanti da fattori sociali. Al primo posto vi è l’insicurezza sul reddito e la protezione sociale. L’impossibilità di sbarcare il lunario è nel 35% dei casi all’origine delle diseguaglianze in ambito sanitario. Un altro 29% è invece rappresentato dalle condizioni di vita, come non riuscire ad abitare in case dignitose o in quartieri sicuri e poco inquinati, oppure più semplicemente, si legge ne La Stampa, assicurarsi il riscaldamento e tre pasti al giorno. A sorpresa l’accesso e la qualità dell’assistenza sanitaria incidono solo per il 10%, mentre in quasi due casi su dieci a creare diseguaglianza di fronte alla salute sono il sentimento di isolamento e i bassi livelli di fiducia verso gli altri. Decisori politici in testa.

Il sociologo ed economista inglese William Davies in un suo recente saggio ha citato una gran quantità di studi che dimostrerebbero un collegamento tra cattive condizioni di salute e successi elettorali di sovranisti e populisti nel Vecchio come nel Nuovo Continente. “L’esperienza del deterioramento fisico – scrive – genera paura e provoca il desiderio di un tipo di gestione politica diversa, che metta da parte esperti e tecnocrati“. Colpevoli secondo Davies di aver improntato scelte e proposte su indicatori e statistiche che parlano di miglioramento delle condizioni di vita e di salute. Senza riuscire a interpretare il disagio di chi in quelle medie non si riconosce proprio.

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