Farmaco Pillola
(Getty Images)

Il paracetamolo, principio attivo contenuto nella Tachipirina, è uno dei farmaci più venduti al mondo ed i suoi effetti si dispiegano ad ampio raggio: un sovradosaggio, tuttavia, potrebbe causare un vero e proprio avvelenamento comportando seri problemi soprattutto per il fegato.

Il paracetamolo è un farmaco ad azione analgesica e antipiretica tra i più venduti al mondo. In Italia il principio attivo è contenuto in medicinali da banco come la Tachipirina, farmaco largamente diffuso per contrastare il raffreddore, l’influenza, ma anche indicato per i dolori acuti o cronici. Il paracetamolo non presenta particolari controindicazioni che possono essere nocive per la salute, ma se utilizzato in dosi maggiori rispetto a quelle indicate potrebbe causare seri problemi, soprattutto al fegato.

Paracetamolo, principio attivo della Tachipirina: rischio di avvelenamento in caso di sovradosaggio

Il rimedio maggiormente utilizzato per contrastare i sintomi di una febbre improvvisa o di un raffreddore è sicuramente un farmaco a base di paracetamolo, il principio attivo contenuto in medicinali come la Tachipirina. Il paracetamolo è un farmaco ad azione analgesica e antipiretica sintetizzato per la prima volta nel 1878 da Harmon Northrop Morse e adesso tra i più venduti al mondo. In Italia tale principio attivo è contenuto nella Tachipirina, noto farmaco da banco. Come ogni medicinale, se ne raccomanda una somministrazione in perfetta linea con le indicazioni presenti sul foglietto illustrativo poiché se utilizzato in modo inappropriato il paracetamolo potrebbe rappresentare un serio rischio per la salute, soprattutto per il fegato. Il Centro Antiveleni dell’ospedale Niguarda di Milano, riporta Today, registra ogni anno, una media di circa 8mila sovradosaggi da farmaci ed il paracetamolo risulterebbe in testa alla lista. I motivi sono molteplici: semplice distrazione, la convinzione che essendo un farmaco molto comune non possa avere effetti nocivi, o a causa dell’assunzione di diversi medicinali contemporaneamente che però contengono tutti paracetamolo. I sintomi da intossicazione, riporta Today, sono nausea, vomito e dolore addominale, i quali fungerebbero da segnali d’allarme inviati dal nostro organismo per indicare un danno al fegato. Il maggior rischio di un’assunzione eccessiva di paracetamolo è infatti rappresentato dall’epatotossicità. Secondo uno studio svolto da un’equipe di ricercatori dell’Australian Institute of Health and Welfare, riporta la redazione di Today, un soggetto che dovesse assumere quotidianamente dosi superiori ai 4 grammi sarebbe, infatti, esposto a gravi conseguenze epatiche. Ma non sono solo le dosi del paracetamolo a poter determinare un grave danno all’organismo, ad influire anche i tempi di somministrazione. Uno studio condotto da ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di Leed, Regno Unito, riporta Today, ha dimostrato che l’uso prolungato del paracetamolo è associato a un rischio maggiore di problemi cardiaci, gastrointestinali e renali. I sintomi da avvelenamento da paracetamolo possono manifestarsi già nell’arco delle prime 24 ore successive al sovradosaggio. Considerati i numerosi test ed i risultati restituiti gli esperti consigliano di utilizzare il paracetamolo solo se strettamente necessario. A loro avviso sarebbe necessaria una maggiore sensibilizzazione degli utenti sul tema.

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