Alex Schwazer
Alex Schwazer (Getty Images)

Sandro Donati, coach del noto atleta Alex Schwazer, alla vigilia dell’udienza sul caso di doping che ha coinvolto il suo allievo, ha rilasciato un’intervista a Leggo in cui parla di un’incredibile retroscena.

Sandro Donati, il coach dell’atleta Alex Schwazer ha parlato alla vigilia dell’udienza del processo per doping che si terrà domani 12 settembre presso il Tribunale di Bolzano: i Ris di Parma presenteranno la loro perizia che potrebbe confermare l’ipotesi secondo cui le analisi effettuate nel 2016 sull’urina dell’atleta furono manomesse. Alex Schwazer tre anni e otto mesi fa venne sottoposto ad un controllo i cui risultati gli costarono le Olimpiadi di Rio essendo stato trovato positivo ad una sostanza dopante.

Processo Alex Schwazer per doping, parla Sandro Donati: “Agguato infame”

Sandro Donati, alla vigilia dell’udienza del processo per doping al suo atleta Alex Schwazer, che si terrà domani 12 settembre presso il Tribunale di Bolzano ha rilasciato delle incredibili dichiarazioni. Il mister, riporta Leggo, ha risposto ad alcune domande che lascerebbero emergere una verità davvero inquietante. “Io sapevo fin dall’inizio come stavano le cose, ne ero sicuro al 100% e questa è solo una conferma di quel che per me è sempre stato chiaro. Non sapevamo chi fossero gli autori materiali, ma la verità fortunatamente sta venendo a galla” avrebbe detto Donati quando gli è stato chiesto se le provette del test anti doping su Alex Schwazer erano state manipolate. Il motivo secondo il coach era uno soltanto: “Alex fece una deposizione in Tribunale il 15 dicembre 2015, confermando accuse gravissime a due medici della Fidal (Federazione italiana di atletica leggera ndr), Giuseppe Fischetto e Pierluigi Fiorella, uno dei quali apparteneva alla Iaaf (Federazione Internazionale Atletica Leggera ndr). La sua dichiarazione fu dirompente: disse – riporta Leggo- che i medici sapevano dei suoi valori ematici anomali prima delle Olimpiadi di Londra 2012, ma che avevano occultato la cosa. Un’ora dopo quelle accuse, proprio dalla Iaaf partì l’ordine di un controllo antidoping. È chiaro – prosegue Donati- che la loro necessità era difendersi nel processo, cercando di screditare Alex. Un’idea malvagia. Quale miglior modo se non farlo risultare positivo?”. Una vendetta, quindi, nei confronti dell’atleta ed anche nei suoi, secondo Donati, il quale ha precisato: “Ho detto verità troppo scomode. E cioè che le associazioni sportive internazionali hanno storicamente giocato un ruolo complice e omissivo riguardo al fenomeno del doping. Negli anni – riporta Leggonon hanno fatto nulla per combatterlo, anzi, lo hanno sempre favorito. Ed ecco il tentativo di mettermi a tacere per sempre. Quale miglior modo di farmi apparire complice di un atleta con un precedente per doping?”. Una vicenda ingiusta che ha particolarmente inficiato il lavoro di Donati e Schwazer: “Una sofferenza atroce. Essere vittima di un agguato infame – perché di questo si è trattato – che neanche le peggiori menti delinquenziali avrebbero potuto progettare, è stato terribile. Una lotta impari –dice Donati- tra l’altro, contro la potenza delle istituzioni internazionali e la loro assoluta sovranità”.  Sulla possibilità che Schwazer possa uscire vincitore dal processo e tornare a gareggiare il coach ha risposto: “Le persone non sono macchine. Ad Alex hanno tolto il meglio, tutto quello che poteva dare, inchiodandolo alla sedia per tre anni all’apice della sua carriera. Gli ci vorrebbero –riporta Leggoalmeno due anni per riprendersi fisicamente, e alla fine comunque ne avrebbe 37. È bello sognare, ma è difficile pensare a un suo ritorno”. Per il coach la mentalità agonistica di Schwazer sarebbe andata fisiologicamente scemando e secondo lui l’atleta sarebbe rimasto traumatizzato dalla vicenda, perdendo fiducia in sé stesso: “Non si fida più. Mi ripete in continuazione ‘Prof, e se mi fanno un altro agguato?’. Ma questo è un discorso che aprirò, se non mi sparano in bocca prima. Quale garanzia può avere un atleta sottoposto a un controllo antidoping? Attualmente nessuna”. Il caso di Alex Schwazer è stato riaperto il giorno del matrimonio dell’atleta con Kathrin Freund, e Donati era tra gli invitati. Al coach è stato chiesto come sia andato il lieto evento: “Bene. Il matrimonio è stato un momento davvero emozionante per lui. I suoi ringraziamenti più grandi sono andati alla moglie, che in questi anni terribili gli è stata sempre accanto. Nessuna polemica, nessun riferimento alla vicenda. Una giornata di sola gioia. E poi Alex è molto riservato, le sue sofferenze le tiene per sé. È un ragazzo semplice, equilibrato, forte. E ora pulito”.

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