Carabiniere ucciso, qualcuno dall’alto ha imposto a Varriale di mentire?

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Il carabiniere ucciso, il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega (foto dal web)

Ci sono ancora tanti, troppi dubbi in merito alla vicenda di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso due mesi fa a Roma. Varriale dice o no la verità?

Riguardo al caso di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a coltellate a Roma lo scorso 26 luglio, emerge un particolare davvero strano che riguarda un pusher coinvolto. Quest’ultimo si chiama Italo Pompei, utilizzava Sergio Brugiatelli come intermediario e risulta che negli ultimi due anni abbia avuto più di 2mila contatti con un appuntato dell’Arma, un collega dello stesso Cerciello Rega. La scoperta è stata fatta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri. Non si sa ancora per qualche motivo ci fosse una corrispondenza così fitta, se per motivi di lavoro o per altro. Questo è solo uno dei tanti punti non ancora chiariti ed anzi che necessiterebbero di avere una risposta. La testimonianza del vicebrigadiere Andrea Varriale, che ha assistito alla morte del carabiniere ucciso in quanto si trovava con lui, viene ritenuta verosimile. Ma tante cose proprio non sembrano andare al posto giusto. Non si sa ad esempio se fosse vero che la vittima avesse il tesserino identificativo.

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Carabiniere ucciso, quanti punti oscuri

Mentre per quanto riguarda l’arma d’ordinanza, Cerciello e Varriale ne sarebbero stati sprovvisti in quanto in borghese con bermuda e maglietta. Nascondere una pistola sarebbe stato difficile ed avrebbe dato nell’occhio. Poi però, in un verbale redatto il 28 luglio, Varriale dice che la pistola ce l’aveva eccome, assieme alle manette. Nemmeno una settimana dopo, il 4 agosto, sempre Varriale avrebbe detto di non essere armato e di aver lasciato la pistola nel suo armadietto in caserma. Alcuni giornalisti che stanno indagando su questo caso che ha coinvolto i due giovani statunitensi Elder Lee e Gabriel Natale Hjort – attualmente in carcere a Regina Coeli con l’accusa rispettivamente di omicidio e di favoreggiamento, oltre che per altri reati – sono portati a credere che qualcuno dall’alto abbia imposto a Varriale di mentire.

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