Carabiniere ucciso, il giallo della pistola d’ordinanza e del tesserino

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Il carabiniere ucciso, il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega (foto dal web)

Non tutte le cose quadrano nella vicenda di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma a luglio. Aveva o no pistola e tesserino? Il collega dice di si.

Si è molto parlato della vicenda di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma verso fine luglio. Il caso presenta degli interrogativi che necessitano ancora di trovare una risposta.  Il vicebrigadiere originario della provincia di Napoli venne accoltellato dal giovane statunitense Elder Lee, con la complicità del coetaneo e connazionale Gabriel Natale Hjort. E pare che né Cerciello Rega né il suo collega, Varriale, avessero la pistola d’ordinanza, come si apprende dalle indagini condotte e di cui parla il quotidiano ‘Il Messaggero’. Ma addirittura il carabiniere ucciso potrebbe non avere avuto nemmeno il tesserino identificativo, cosa che lascia pensare che si trovasse fuori servizio. Varriale ha dichiarato agli atti che si trovava in borghese con Cerciello “in bermuda e maglietta. La pistola si sarebbe vista, per lui l’abbiamo lasciata in caserma”.

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Carabiniere ucciso, alcune cose non quadrano

Ma andare disarmati ad un incontro concordato con i due giovani in seguito al controverso furto messo compiuto da quest’ultimi al mediatore dei pusher, Sergio Brugiatelli, è parso comunque un qualcosa di strano. Tra l’altro sembra ci sia una circolare che obbliga i rappresentanti delle forze dell’ordine a girare sempre armati. La mancanza del tesserino è stata confermata nel report degli oggetti ritrovati addosso al povero carabiniere, nonostante Varriale abbia confermato che invece tale tesserino ci fosse e che Cerciello Rega lo avrebbe anche esibito per farsi riconoscere da Lee e Hjort. I quali intanto restano reclusi nel carcere di Regina Coeli.

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