Cancro alla prostata, studio conferma: “Mangiare funghi abbassa i rischi”

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 cancro alla prostata
Mangiare funghi diminuisce il pericolo di contrarre il – FOTO: istock

Un approfondito studio durato anni su migliaia di soggetti ha portato al seguente esito: i funghi abbassano il pericolo di contrarre il cancro alla prostata.

Una ricerca in materia di cancro alla prostata condotta dall’Università Tohoku in Giappone e pubblicata sulla rivista di settore ‘International Journal of Cancer’ riporta che il consumo abituale di funghi, con una cadenza di 2-3 volte a settimana in media, porterebbe ad un abbassamento del rischio di contrarre tale malattia. Tale convinzione arriva da una osservazione diretta su un campione di 36.499 maschi di età compresa tra i 40 ed i 79 anni nel corso di un arco di tempo di 13 anni. Coloro sottoposti all’abitudine alimentare di mangiare funghi con una certa costanza hanno presentato un abbassamento del rischio dell’8%, valore che aumenta in chi ne ha mangiato per tre volte ogni sette giorni a ben il 17%. Però, per ammissione degli stessi autori dello studio, non si conoscono le cause di ciò. Il cancro alla prostata è uno tra i più diffusi a livello mondiale tra la popolazione maschile e le possibilità che si manifesti sono correlate anche all’età del soggetto.

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Cancro alla prostata, obesità e dieta sbagliata aumentano il rischio

In genere colpisce tale ghiandola (la prostata appunto, n.d.r.) senza espandersi ad altri organi e con lentezza. E ne esistono forme benigne ed altre decisamente più aggressive. In tal caso c’è il pericolo di metastasi. I fattori di rischio, oltre all’età (dopo i 65 anni si manifesta quasi in un maschio su due) sono l’obesità, una dieta squilibrata e la presenza di altre patologie pregresse che mettono già sotto sforzo il fisico ed il sistema immunitario. Gli esperti consigliano di limitare il consumo di grassi saturi, e quindi di carni grasse e formaggi. È bene intervenire con tempestività, sottoponendosi a controlli regolari. La prevenzione può fare la differenza, come in molti altri casi. In particolare, se in famiglia ci sono stati uno o più casi analoghi, il consiglio è quello di effettuare uno screening a partire dai 40 anni.

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