Daniel Ricciardo (Foto Dan Mullan/Getty Images)
Daniel Ricciardo (Foto Dan Mullan/Getty Images)

F1 | Daniel Ricciardo a cuore aperto: “Stavo per non correre il Gran Premio”

A dare la misura di quanto la tragica morte di Anthoine Hubert abbia scioccato l’intero paddock della Formula 1 è stato Daniel Ricciardo, rivelando di aver addirittura pensato a lungo di non disputare il Gran Premio del Belgio di ieri. Il pilota australiano della Renault era infatti molto legato al suo giovane aspirante collega, che faceva parte del vivaio della Casa francese, e che ha perso la vita a soli 22 anni in un drammatico incidente durante gara-1 della Formula 2, solo ventiquattr’ore prima della corsa della categoria regina.

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“Sono felice che questo GP sia finito”, ha confessato Daniel dopo la bandiera a scacchi. “So che, paradossalmente, il miglior modo in cui abbiamo potuto dimostrare il nostro rispetto è stato quello di correre, oggi, ma non credo che nessuno di noi volesse veramente essere qui in pista. Almeno parlo per me stesso, ma sono sicuro di non essere l’unico. Certamente è stata dura essere qui e cercare di fare la faccia coraggiosa per tutti. Molte persone nel paddock sono ferite dopo quello che è successo ieri, tutti sono sollevati che sia finita. Da qui andiamo avanti e speriamo che sia l’ultima volta che succede qualcosa del genere”.

Il dolore privato di Daniel Ricciardo per Anthoine Hubert

Visibilmente scosso durante il minuto di silenzio che ha preceduto il GP, Ricciardo ha ammesso di aver meditato l’abbandono dal weekend di gara, ma di aver poi cambiato idea dopo averci dormito sopra e aver parlato con i familiari dello stesso Hubert domenica mattina. La sua partecipazione alla corsa è stata una scelta con la quale ha voluto onorare proprio lo sfortunato pilota transalpino.

“La domanda è se ne valga la pena”, ha proseguito. “Alla fine è una domanda semplice ma anche piuttosto onesta. Questo è il nostro lavoro, la nostra professione e la nostra vita, ma si tratta comunque di guidare una macchina in cerchio. Arrivi a un punto, quando ti ricordi di queste cose, in cui metti in dubbio se il gioco valga la candela. Io sicuramente l’ho messo in dubbio ieri notte, ma dopo aver dormito e aver visto la sua famiglia, questo mi ha dato più forza di qualsiasi altra cosa. Non basta togliermi il cappello di fronte a loro per fare giustizia a quello che hanno fatto: essere qui dopo tutto ciò che è successo. Non riesco a immaginare di trovarmi nella loro posizione, e ho sentito che loro erano molto più forti di tutti noi oggi”.

Ricciardo ha anche ammesso di aver pensato ad Hubert durante tutto il Gran Premio del Belgio: “Una volta che andiamo a correre, con l’adrenalina della competizione, allora questo pensiero lo metti in fondo alla tua mente, ma oggi era impossibile da rimuovere completamente. Era comunque lì, ma quando sei nel pieno della competizione stranamente riesci a fare più attenzione alla gara che a quello che è successo ieri. Se guidi con la paura allora è meglio non correre. Se avessi sentito paura nel momento in cui facevo i giri di riscaldamento mezz’ora prima del via, allora non avrei corso. Invece sentivo solo tristezza”.