Beppe e Pietro Castagna
Beppe e Pietro Castagna (foto dal web)

I Castagna, a seguito del servizio de Le Iene sulla strage di Erba, sono stati destinatari di numerosi messaggi ingiuriosi e per tali ragioni hanno deciso di sporgere denuncia nei confronti di tutti coloro i quali li insultano e li accusano.

Il servizio de Le Iene sulla strage di Erba ha sollevato non poche polemiche: in molti si sono persuasi del fatto che i coniugi Rosa Bazzi e Olindo Romano potessero essere estranei alla vicenda ed alcuni avrebbero iniziato a puntare il dito contro i fratelli Castagna. Per tale ragione questi ultimi, riporta il settimanale Giallo, avrebbero fatto sapere di essere intenzionati a querelare tutti coloro i quali dovessero accusarli o insultarli. Beppe e Pietro Castagna, lo ricordiamo, sono i figli di Paola Gelli, fratelli di Raffaella e zii del piccolo Youssef, tre delle quattro vittime della strage di Erba, avvenuta l’11 dicembre 2006.

Strage di Erba, i fratelli Castagna denunciano i diffamatori: tra questi Azouz Marzouk

Quereliamo tutti quelli che ci insultano” avevano detto i fratelli Castagna, Pietro e Beppe, e così è stato. Il settimanale Giallo riferisce che per il tramite del loro legale, Daniela Spandri, sono state sporte circa una ventina di denunce. L’avvocato avrebbe, infatti, dichiarato: “Sono almeno una ventina gli utenti Facebook i cui nomi sono finiti in procura con l’accusa di diffamazione“. Questa ondata di accuse e diffamazioni ai danni dei due fratelli sarebbe iniziata dopo che il noto programma de Le Iene, in onda su Italia 1, ha deciso di trasmettere numerosi servizi in cui è stata messa in dubbio la verità processuale che ha condotto all’incarcerazione a vita di Rosa e Olindo, ponendo numerosi interrogativi e facendo vacillare, a loro dire, quelle che sino ad ora erano considerate prove schiaccianti. I coniugi Romano sarebbero stati vittime di una giustizia cieca e crudele, dice Giallo, non solo per Le Iene ma anche per Azouz Marzouk, padre e marito di due delle vittime. L’egiziano, quindi, che prima li aveva indicati come unici responsabili della strage, ora li difende chiedendo addirittura una riapertura del processo. Un meccanismo, dunque, quello innescatosi che ha condotto alcune persone a credere ad una nuova versione dei fatti: una sorta di complotto ordito dai due fratelli che avrebbero assoldato dei sicari per far sterminare l’intera famiglia. Dopo anni di silenzio e compostezza Beppe e Pietro Castagna hanno deciso di rispondere fermamente alle accuse avvertendo che chiunque dovesse diffamare il loro nome sarà querelato. La loro nuova battaglia legale è iniziata: il primo nome della lista quello di Azouz Marzouk e a seguire quello di almeno un’altra ventina di persone. I due fratelli, riporta Giallo, avrebbero dichiarato: “Queste persone sono incapaci di capire che qualcuno sta vendendo delle menzogne spacciandole per verità, manipolando, omettendo, ricucendo ad arte. Noi abbiamo vissuto –proseguono i Castagna– anni di processi, abbiamo visto decine di periti e ascoltato centinaia di ore di dibattiti, non dieci minuti di trasmissione!”. Il messaggio che i familiari delle vittime della strage di Erba vogliono lanciare è chiaro: “Noi parenti delle vittime siamo stati al cospetto di 26 giudici, non davanti a una telecamera che per un perverso meccanismo ‘vende’ menzogne vigliacche contro di noi e che d’ora in poi non lasceremo più impunite”. Hanno proseguito dicendo: “Non sta a noi difendere la Procura e gli inquirenti o il loro operato, ma consentiteci di difendere però la verità, che per noi è solo una. Consentiteci di essere indignati e increduli a sentire gente che definisce i colpevoli ‘innocenti vittime di una giustizia sommaria e faziosa’ o peggio ancora ‘un gigante buono ed una gracile signora’!”. L’avvocato dei fratelli Castagna, riporta sempre Giallo, ha rappresentato che non sanno di preciso a che punto si trovino le indagini aperte a seguito delle denunce sporte dai suoi assistiti, ma di una cosa è più che sicuro, il tempo dei “leoni da tastiera” è finito: “Non sappiamo a che punto esatto siano le indagini, ma sappiamo che la Procura di Como, dopo le nostre ripetute denunce sta indagando. Non sarà semplice perché Facebook tutela la privacy di questi odiatori e spesso non sappiamo se il nome con cui sono registrati sui social sia quello reale, ma andremo avanti fino alla fine perché così non si può continuare”.

Leggi anche —> Rincontra il bullo della scuola dopo 50 anni: rimpatriata finisce in tragedia