L’osteosarcoma: la malattia che ha ucciso Xana, la figlia di Luis Enrique

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Luis Enrique e la figlia Xana
Luis Enrique e la figlia Xana (Getty Images)

La piccola Xana, figlia dell’ex CT della Spagna Luis Enrique, non ce l’ha fatta: a soli nove anni è prematuramente scomparsa a causa di un osteosarcoma che l’aveva colpita 5 mesi fa.

Non ce l’ha fatta Xana, figlia dell’ex CT della Spagna Luis Enrique: dopo cinque mesi di intensa lotta contro un osteosarcoma, la piccola di soli 9 anni è venuta a mancare all’affetto dei suoi cari. Un tumore maligno alle ossa che, purtroppo, secondo studi recenti dell’AIRC (Fondazione per la ricerca sul cancro) è molto diffuso: in Italia si registrano ogni anno circa 700 nuovi casi di tumori maligni primitivi dell’osso e il 20-25% è rappresentato da osteosarcomi (110-125 casi all’anno).

L’osteosarcoma, il tumore dell’osso primario che ha colpito Xana Enrique: cos’è, sintomi

Le ossa hanno principalmente due funzioni, ossia quella di sorreggere il corpo e quella di proteggere gli organi interni. Ad esempio, il cervello è racchiuso nella scatola cranica, mentre il cuore e i polmoni sono situati all’interno della gabbia toracica. Diversamente da quanto si potrebbe pensare, nonostante la loro durezza, nelle ossa vi è “materiale vivo” cioè il midollo osseo, il quale produce diverse e numerose cellule presenti nel sangue: globuli bianchi, globuli rossi e piastrine. Le ossa, quindi, sono composte da un tessuto duro, uno cartilagineo ed uno fibroso, nonché da elementi del midollo osseo. Il cancro può manifestarsi in qualsiasi tipo di tessuto osseo.

Un tumore primario dell’osso è un cancro che si sviluppa a partire dall’osso stesso ed è molto meno comune rispetto al cancro che si diffonde alle ossa a partire da altri parti del corpo. Le tipologie più comuni di tumore dell’osso primario sono le seguenti:

  • Osteosarcoma: si sviluppa più spesso nel ginocchio e nel braccio
  • Condrosarcoma: nasce dalla cartilagine. Si forma soprattutto nella coscia e nella spalla.
  • Sarcoma di Ewing: si forma nelle ossa, ma spesso può formarsi anche nei tessuti cosiddetti molli come muscoli, tessuto adiposo vasi sanguigni.

Il sintomo più comune dell’osteosarcoma è il dolore acuto all’osso colpito dal tumore che si manifesta, riporta il sito dell’AIRC, congiuntamente a gonfiore o tumefazioni. Il dolore può variare a seconda della dimensione e dello stadio della malattia. Esistono casi in cui il tumore indebolisce a tal punto l’osso da provocare fratture che vengono definite patologiche. I sintomi, soprattutto negli adolescenti, molto spesso sono i medesimi che potrebbero manifestarsi a seguito, ad esempio, di una banale caduta: per tali ragioni si consiglia alle prime avvisaglie di contattare immediatamente un medico. Già da una prima visita quest’ultimo potrebbe notare masse anomale e propendere per la prescrizione di esami più specifici. Per giungere ad una diagnosi certa di tumore dell’osso si procede con degli esami di diagnostica per immagini. Tali indagini aiutano il medico a comprendere se si tratta appunto di un cancro, se la malattia ha dato origine a metastasi, riporta l’AIRC, e a scegliere il trattamento più adatto. Questi esami iniziano con una radiografia della regione, sospettata di essere stata colpita dal cancro, seguita eventualmente da una scintigrafia ossea o dalla PET (tomografia a emissione di positroni). Questi ultimi due esami, in particolare, permettono di stabilire con un maggior grado di certezza l’origine della lesione che sarebbe stata resa visibile dalla radiografia, riuscendo a determinare anche la presenza di metastasi. Dopo gli esami di diagnostica per immagini, prosegue l’AIRC, si esegue la biopsia ossea, l’unico esame che permette di diagnosticare con certezza il cancro. Il prelievo di tessuto osseo per la biopsia viene effettuato con speciali aghi oppure con una procedura chirurgica vera e propria.

Osteosarcoma, cura: chemioterapia ed intervento chirurgico

Come per la maggior parte dei tumori, anche per l’osteosarcoma le probabilità di guarigione sono legate a diversi fattori:  fra questi l’aggressività e lo stadio della malattia. I principali trattamenti per l’osteosarcoma sono la chirurgia e la chemioterapia, spesso utilizzate in combinazione. Fino agli anni Sessanta del secolo scorso, la maggior parte delle persone colpite da osteosarcoma subiva interventi chirurgici molto invasivi che spesso consistevano nell’amputazione dell’arto malato. Oggi, riferisce l’AIRC, la situazione è molto cambiata e la chirurgia ha un approccio sempre più conservativo.

La chemioterapia, invece, per l’osteosarcoma è in genere di tipo sistemico: il farmaco entra cioè nella circolazione sanguigna e si diffonde in tutto l’organismo. Nella maggior parte di casi l’osteosarcoma è trattato con uno o più cicli di chemioterapia prima dell’intervento chirurgico (chemioterapia neoadiuvante) in modo da ridurre le dimensioni del tumore e favorire l’intervento chirurgico conservativo. Dopo l’operazione seguono altri cicli di chemioterapia (chemioterapia adiuvante) allo scopo di eliminare eventuali cellule malate sfuggite al bisturi.

Si ricorda che il presente articolo non ha carattere scientifico-medico: si consiglia pertanto, qualora riscontraste uno dei sintomi su descritti,  di rivolgersi ad uno specialista.

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