Omicidio Yara Gambirasio: “Bossetti ha scritto 40 lettere hard ad una detenuta”

Massimo Bossetti
Massimo Bossetti (foto dal web)

La criminologa Anna Vagli all’interno della sua rubrica su La Gazzetta di Lucca in differenti articoli è tornata sull’omicidio di Yara Gambirasio parlando anche di alcune lettere hard scritte da Massimo Bossetti ad una detenuta.

All’interno della sua rubrica su La Gazzetta di Lucca, la nota criminologa Anna Vagli è tornata sul caso legato dell’omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne ritrovata senza vita in un campo di Chignolo d’isola a tre mesi dalla sua scomparsa nel febbraio 2011. La criminologa in articoli differenti ha parlato di alcune lettere scritte ad una detenuta da Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di Mapello condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio della ragazzina 13enne. La Vagli ha parlato del contenuto delle lettere hard per poi puntare il dito contro la madre, Ester Arzuffi, e la moglie di Bossetti.

Omicidio Yara Gambirasio, la criminologa Vagli: “Bossetti ha ucciso Yara al di là di ogni ragionevole dubbio”

Dopo tutto il fumo che il suo pool difensivo ha cercato di buttare negli occhi per scacciare l’ombra delle ricerche pedopornografiche (ragazzine tredicenni, rosse e vergini), in carcere il muratore scrive ben 40 lettere a una detenuta avvistata nel cortile confidandole proprie fantasie sullo stato della zona genitale. Le lettere, inutile dirlo, sono diventate di pubblico dominio. Ma se pensate che sia tutto, vi sbagliate“. Così la nota criminologa Anna Vagli è tornata a parlare dell’omicidio di Yara Gambirasio sulla rubrica all’interno de La Gazzetta di Lucca: “Massimo Giuseppe Bossetti -prosegue la criminologa- ha ucciso Yara Gambirasio al di là di ogni ragionevole dubbio. Tre gradi di giudizio e una condanna definitiva in un Paese civile dovrebbero bastare. Dovrebbero“. La Vagli ha parlato anche degli innocentisti spiegando: “Mi sono trovata casualmente in un covo dei c.d. Bossettiani che da anni ne sostengono l’innocenza. Ho sentito dire che il DNA c’era stato messo di proposito sugli slip di Yara e, ancor peggio, che vi era finito perché Bossetti aveva urinato nelle vicinanze e dunque una folata di vento ce lo aveva trasportato. Per tutti questi motivi la sua condanna era solamente una condanna indiziaria. E per una donna di legge certe argomentazioni sono aberranti, ma poiché la vita reale non è un circo, vi spiego perché sulla colpevolezza di Massimo Giuseppe Bossetti non esiste ragionevole dubbio. Atto I, il DNA. Di fronte al faro dell’indagine, alla prova diretta e all’inconfutabile firma del Bossetti sugli slip di Yara, la difesa, affiancata da una sfilza di ultras innocentisti (quasi come se si stesse assistendo ad una partita di calcio e non ad un processo) ha urlato allo scandalo, sostenendo la creazione in laboratorio di un DNA artificioso. Insomma, di un codice genetico sintetico malauguratamente appartenente al Sig. Bossetti. Non ad un pescatore siciliano o a un pastore sardo ma ad un muratore della bassa bergamasca“.

La criminologa che dal 2011 si è occupata del caso, riporta Fanpage, in un altro articolo ha anche parlato di Ester Arzuffi, la madre del muratore di Mapello deceduta nell’aprile 2018, scrivendo: “Arzuffi Ester, nel ribadire di non aver avuto nemmeno una ‘sveltina’ con l’autista di Gorno, ci ripensa e accusa il ginecologo di averla inseminata a sua insaputa. E lo fa davanti alle telecamere dichiarando che si, effettivamente, all’epoca gli era stato poggiato qualcosa di freddo nell’area genitale: ‘Diamo uno spunto per aiutare gli spermatozoi di suo marito’. Inutile dirlo -prosegue la Vagli- la signora Arzuffi si è beccata una sonora querela dalla vedova e dalle figlie del medico ormai defunto. Insomma, l’adultera della Bergamasca – capace di mettere al mondo tre figli che di Bossetti hanno solo il cognome – ha cercato di mettere una pezza. Forse è un complotto anche che il figlio si chiami Massimo Giuseppe Bossetti ed il padre Giuseppe Guerinoni. Chissà, però la mela di solito non cade lontana dall’albero“. Infine la criminologa si sofferma anche su una frase che sarebbe stata pronunciata da Bossetti dopo l’arresto alla moglie: “La nostra quota è sempre sui 25mila euro a Matrix. Mi conoscono in tutta Italia eh. Il mio è il caso più pagato fuori dalla Elena Ceste”. “Queste sono le frasi -scrive la criminologa- che Massimo Bossetti ha pronunciato alla moglie Marita nel corso di un colloquio in carcere datato novembre 2014. Bossetti non è certo apparso come un uomo disperato ed impossibilitato nel far valere la propria innocenza, ma piuttosto come un avido e disumano speculatore. Tutta questa ira contro le istituzioni -conclude la Vagli- il sistema giudiziario e chi fa informazione, dovrebbe placarsi e arrendersi all’evidenza. All’evidenza che qualcuno è stato privato dei piaceri, degli affetti e di tutto ciò che di bello e meraviglioso la vita può offrire. Ma quel qualcuno non è Massimo Bossetti ma Yara Gambirasio“.

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