Salvatore Parolisi
Salvatore Parolisi (foto dal web)

Salvatore Parolisi, l’ex caporalmaggiore dell’esercito condannato per l’uccisione della moglie Melania Rea, potrebbe usufruire dei permessi premio concessi dal nostro ordinamento. L’uomo grazie alla buona condotta potrebbe, quindi, iniziare ad allontanarsi dalla struttura carceraria.

La buona condotta ed il percorso riabilitativo portato avanti avrebbero potuto concedere a Salvatore Parolisi i suoi primi permessi premio già durante lo scorso mese di luglio, ma così non è stato: dal carcere presso cui è detenuto solo il silenzio. L’agghiacciante vicenda che ha visto coinvolto l’ex caporalmaggiore dell’esercito è nota all’intero Paese: l’uomo arrestato il 19 luglio 2011 è stato condannato in via definitiva nel giugno 2016 a 20 anni di reclusione (pena inizialmente di 30 anni poi rimodulata in appello, quando non gli fu riconosciuta l’aggravante della crudeltà) per l’omicidio della moglie Melania Rea.

Salvatore Parolisi e la possibilità di usufruire di permessi premio: la sua vita in carcere tra legge e fede

Tempo addietro, durante una puntata di Quarto Grado andata in onda il 1° dicembre 2017, aveva parlato Nicodemo Gentile, il legale di Salvatore Parolisi; l’avvocato aveva reso noto ai telespettatori quale fosse la vita che stava conducendo il suo assistito. Al momento dell’intervista Parolisi si trovava presso il carcere di Torre del Gallo, Pavia, ed aveva iniziato a studiare Giurisprudenza. Una scelta, quella dell’ex caporalmaggiore, probabilmente dettata da una sua intima esigenza di comprendere al meglio le dinamiche processuali che lo hanno coinvolto. L’avvocato Gentile ha riferito, sempre nel corso di quella puntata, che Parolisi era affranto e distrutto soprattutto perché consapevole di non poter più rivedere la figlia Vittoria. La piccola, che aveva solo 18 mesi quando la madre venne brutalmente assassinata, è stata affidata ai nonni materni ed il padre ne ha perso la responsabilità genitoriale poiché secondo i giudici, riporta l’Urban Post: “Non vi è dubbio della drammaticità e della irreversibilità delle difficoltà morali, psicologiche e materiali causate da Salvatore Parolisi alla figlia: difficilmente avrebbe potuto fare di peggio“. Della sua vita in carcere, Parolisi ne parla nero su bianco in numerose lettere attraverso le quale manifesta il proprio sconforto. Molto spesso, aveva riferito l’avvocato durante l’intervista a Quarto Grado, Parolisi aveva manifestato la propria voglia di farla finita. In chiosa all’intervista, Nicodemo Gentile aveva dichiarato che il suo assistito si sarebbe avvicinato molto a Dio.

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