Jorge Lorenzo nella conferenza stampa alla vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone (Foto MotoGP)
Jorge Lorenzo nella conferenza stampa alla vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone (Foto MotoGP)

Jorge Lorenzo è tornato. A quasi due mesi dalla caduta durante le prove del Gran Premio d’Olanda, in cui riportò la frattura di due vertebre che lo ha costretto a questa lunga inattività, Por Fuera è di nuovo nel paddock della MotoGP, pronto a risalire in sella alla sua Honda da domani a Silverstone.

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Nel frattempo, però, mentre lui era in fase di convalescenza nella sua casa in Svizzera, il suo spettro sul circus del Motomondiale si è aggirato eccome. In particolare in Austria, dove l’improvvisa voce di una sua trattativa con la Ducati per l’approdo nel team satellite ha scosso il mercato piloti. Poi tutto si è concluso con un nulla di fatto, Lorenzo ha ribadito la sua fedeltà alla Honda e Jack Miller ha rinnovato anche per il 2020 con la Pramac. Ma la versione di Jorge, del diretto interessato, su tutta questa spinosa e chiacchieratissima questione ancora non l’avevamo sentita.

Le incertezze di Jorge Lorenzo

Finalmente il campione maiorchino ha avuto l’occasione di dire tutta la verità, nella conferenza stampa di rito alla vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna. E non si è nascosto, nemmeno quando si è trattato di raccontare le emozioni più profonde e oscure che ha provato in questo periodo così difficile del suo percorso sportivo e professionale. “Le due cadute del Montmelò e di Assen sono state dure e violente come mai ne avevo vissute prima d’ora nella mia carriera, perché quando si parla di infortuni alla schiena le cose si fanno serie”, ha raccontato il 32enne pilota spagnolo, come un fiume in piena. “E posso solo dirvi che ovviamente ho iniziato ad avere dubbi. Sulla mia vita, sulla mia carriera: penso che sia umano averne”.

I dubbi che hanno attraversato la sua mente sono stati i più diversi, spiega: dall’idea di lasciare la Honda a quella di ritirarsi del tutto dalle corse (“Anche se non è mai diventato un pensiero convinto”, chiarisce ai microfoni di Sky). Ma poi in fondo al tunnel buio è riapparsa una luce: “Quando ho iniziato a stare meglio, a guarire, questi dubbi sono gradualmente scomparsi”, prosegue Lorenzo, “e ho ricominciato ad essere convinto dell’impegno e della sfida che ho deciso di intraprendere più o meno un anno fa: la sfida di riuscire ad essere competitivo anche con la Honda, di poter vincere almeno alcune gare con loro e quindi di riuscire a trionfare con tre moto diverse (Honda, Yamaha e Ducati, ndr). Quando ho saputo che questo infortunio non avrebbe avuto conseguenze a lungo termine per il futuro della mia salute, ho chiamato Alberto (Puig, il team principal, ndr) e la Honda e ho detto loro che volevo ribadire il mio impegno”.

Matrimonio rinnovato con la Honda

Un chiarimento con i vertici della Casa alata era necessario: “La situazione si è fatta molto strana e le voci intense. Ma io non c’ero e non ho detto nulla”. Anche l’ipotesi del ritorno alla Ducati, così, è svanita come per magia, insieme ai dubbi: “Sono qui per parlare del futuro”, mette in chiaro. “Ho già detto quali sensazioni ho provato dopo la caduta, e come mi sia sentito rassicurato durante queste settimane di guarigione”. Ed ecco che Jorge Lorenzo torna a giurare amore eterno alla sua Honda: “Ho un contratto biennale. Finora ho dovuto affrontare molte sfide, ma voglio ottenere risultati con questa moto, così come ho fatto con tutte le altre con cui ho corso in diciassette anni di Motomondiale”.

Difficile, però, aspettarsi risultati fin dal suo rientro alle gare questo fine settimana: “Non sono qui per lottare per le prime cinque posizioni, ma per lasciarmi alle spalle quello che è successo ad Assen e al Montmelò”, conferma il cinque volte iridato. “Sono contento di tornare dopo tanto tempo, non ero mai rimasto così a lungo lontano dalle gare. Le prime due settimane sono state molto difficili perché il mio recupero procedeva lentamente, poi i miglioramenti si sono fatti più rapidi e il dolore è andato diminuendo. Chiaramente con un infortunio del genere, in teoria, servono tre mesi per guarire, e visto che ne sono passati solo due sento ancora un po’ di dolore e c’è ancora un edema sulle vertebre. Ma sento di poter essere in grado di correre e che sia il momento giusto per tornare in pista”. Dalle parole, ora, bisogna passare ai fatti.

Fabrizio Corgnati