Daniel Ricciardo (Foto Dan Mullan/Getty Images)
Daniel Ricciardo (Foto Dan Mullan/Getty Images)

F1 | Ricciardo se la prende con la sua Renault: “In Red Bull era tutto diverso”

Una bella strigliata all’indirizzo dei suoi attuali datori di lavoro. Daniel Ricciardo dà segni di insofferenza per colpa di un passaggio alla Renault che non sta certo regalando i risultati che il pilota australiano (e il suo stesso team) si aspettavano. Un quarto posto in qualifica e un sesto in gara nel Gran Premio del Canada, come miglior risultato ottenuto nella prima metà della stagione, non possono certo soddisfare un corridore abituato, negli anni passati, a cogliere vittorie e podi a ripetizione al volante della Red Bull.

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E così Daniel se la prende con la sua attuale scuderia, che nel confronto con la precedente non sembra avere la giusta mentalità vincente che lui si aspetterebbe: “Alla Red Bull, fin dal primo giorno in cui arrivai, c’era già una struttura formata, dal punto di vista ingegneristico, del personale e dei meeting”, racconta. “Tutto veniva analizzato, dalle gomme al telaio. Ma direi che la prima cosa che notai quando arrivai alla Red Bull è che si comportavano già da vincitori. Quando sono arrivato qui (alla Renault, ndr), invece, ho visto una mancanza di fiducia, perché è da molto tempo che non vincono. Non si tratta di arroganza, solo che il livello di confidenza o di orgoglio della squadra non è all’altezza della Red Bull, e per buoni motivi. Ma stiamo cercando di farlo ripartire”.

Ricciardo, insomma, è convinto che la Renault debba generare un atteggiamento più positivo se vuole crescere e ritrovare il successo dell’inizio degli anni 2000, e cerca di trovare degli elementi di ottimismo proprio dalle gare più interessanti che ha disputato quest’anno: “In Canada c’è stato un momento in cui ho pensato davvero che le cose stessero cambiando”, ha proseguito. “Ci siamo qualificati al quarto posto e tutti erano contenti, ma non è che avessimo vinto il campionato del mondo. Però c’è stato un cambiamento, perché ci siamo resi conto che noi dobbiamo stare in quelle posizioni, e questo significa già vincere metà della battaglia. Per un pilota è la mentalità a fare la differenza: siamo tutti talentuosi, a questo livello, ma bisogna davvero credere di potercela fare. Lo stesso vale per il team, meccanici, ingegneri: se sono convinti di poter fare il passo decisivo, siamo a metà dell’opera. Questo è il grande aspetto positivo che ho notato”.