Colpito alla testa da un tondino: muore così Alessandro

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Ambulanza Carabinieri
(foto dal web)

Non ce l’ha fatta Alessandro Vezzoli: il muratore è morto dopo essere stato colpito da un tondino di ferro mentre lavorava in un garage.

Alessandro Vezzoli non c’è ‘ha fatta: il giovane di Romano di Lombardia che lavorava a Milano come muratore, è morto venerdì 9 agosto all’ospedale Niguarda dove era stato trasportato in seguito ad un grave incidente sul lavoro.

Alessandro Vezzoli è morto dopo essere stato colpito da un tondino

Per realizzare il sogno d’amore con la fidanzata con cui sognava di andare a vivere insieme, Alessandro aveva lasciato il suo precedente lavoro in un’azienda di Castelli Calepio per cominciare a lavorare come muratore sperando di poter avere magiori prospettive di crescita. Proprio mentre svolgeva il nuovo lavoro è stato colpito da un tondino trovando successivamente la morte. L’incidente è avvenuto giovedì 8 agosto in un cantiere di Milano della zona Washington dove Alessandro stava lavorando in un garage interrato. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il giovane stava lavorando al sesto piano interrato del garage quando dai piani superiori è stato colpito un tondino di ferro. Trasportato all’ospedale, nonostate i soccorsi, Alessandro non ha avuto scampo.

«Il paese è fermo, la produzione industriale ristagna e il Pil è vicino allo zero. L’unico dato che tragicamente ci tocca contare in positivo sono gli infortuni anche mortali che coinvolgono lavoratori bergamaschi settimanalmente», hanno dichiarato i responsabili della sicurezza di Cgil, Cisl e Uil Bergamo, Angelo Chiari, Danilo Mazzola e Saverio Capuzziello, dopo la notizia della morte del giovane. «Incidenti gravi e mortali che addolorano e lasciano nella tragedia intere famiglie. Infortuni che non sono il “dazio da pagare quando si lavora”, come qualcuno tende a giustificare, ma frutto di mancanza di cultura della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che spesso tante imprese mettono in secondo piano. Le denunce quasi quotidiane che come sindacato abbiamo più volte evidenziato purtroppo restano inosservate. Se la cultura della prevenzione legata alla formazione, seppur importante, non dà i risultati attesi è necessario passare all’azione di repressione e di controllo rafforzando le strutture locali di Ats e Inail in modo che chi non rispetta le regole venga penalizzato».