Valentino Rossi in sella alla sua Yamaha al Gran Premio della Repubblica Ceca 2019 a Brno (Foto Michelin)
Valentino Rossi in sella alla sua Yamaha al Gran Premio della Repubblica Ceca 2019 a Brno (Foto Michelin)

MotoGP | Valentino Rossi si è risvegliato, ora tocca alla Yamaha fare la sua parte

Bene, ma non benissimo. Negli ultimi test dopo-gara a Brno, la Yamaha si è già proiettata alla prossima stagione, facendo debuttare il primo prototipo del suo motore 2020. Le aspettative di Valentino Rossi e di Maverick Vinales erano alte: i progettisti giapponesi avevano promesso un propulsore più potente, ma anche guidabile e gentile nell’erogazione. Alla prova dei cronometri, la Casa dei Diapason ha chiuso con una doppietta, ma i commenti dei piloti non sono certamente stati entusiasti: i miglioramenti ci sono, insomma, ma non sono sufficienti per lottare con le dirette rivali Honda e Ducati per il titolo mondiale.

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Facile comprendere la legittima frustrazione del duo di portacolori ufficiali, che ormai da anni vedono le loro ambizioni tarpate da un mezzo tecnico non all’altezza della concorrenza. A voler guardare in positivo, però, qualche buon segnale da Iwata è ugualmente arrivato: non fosse altro per il cambiamento di mentalità introdotto come conseguenza della riorganizzazione adottata nell’inverno scorso. Se nelle ultime edizioni dei test in Repubblica Ceca, la Yamaha aveva sfornato solo qualche piccolo aggiornamento, stavolta almeno, per quanto ancora acerbo, è già sceso in pista il prototipo della M1 2020. Proprio come accadeva nell’epoca d’oro del boss Furosawa. Qualcosa, dunque, sta cambiando davvero.

Il Red Bull Ring non è una pista amica della Yamaha

Per apprezzarne gli effetti, però, bisognerà aspettare a medio, forse addirittura a lungo termine. Nel frattempo c’è una stagione 2019 da portare a termine, possibilmente evitando altri disastri e magari centrando qualche risultato che rilanci anche il morale. Questa è la speranza di Valentino Rossi, che non può certamente ritenersi soddisfatto di essere tornato il migliore dei suoi compagni di marca domenica scorsa nel Gran Premio di Brno, visto che sotto alla bandiera a scacchi è comunque transitato al sesto posto.

Tutti i dubbi maligni sollevati sulle sue doti di pilota nel corso delle ferie estive, insomma, il Dottore li ha accantonati con i fatti. Ma le incognite che aleggiano sulla competitività della sua moto, invece, restano più vive e preoccupanti che mai. Ad una sola settimana di distanza, ecco subito l’occasione per rifarsi in Austria, per quanto la configurazione del Red Bull Ring non sembri particolarmente favorevole alla Yamaha: in tre anni di presenza nel calendario del tracciato austriaco, il team giapponese è salito sul podio solo una volta, al debutto nel 2016 (allora con Jorge Lorenzo). Valentino Rossi in quell’occasione giunse quarto, in seguito si è dovuto accontentare solo di un settimo e di un sesto posto.

Insomma, i presupposti storici non sembrano essere i migliori per togliersi una soddisfazione importante in questo nuovo weekend di gara. Valentino Rossi non perde le speranze, anzi continua ad impegnarsi al massimo, come sempre. Ma a dimostrare di essersi svegliata, stavolta, dev’essere prima di tutto la sua Yamaha.

Fabrizio Corgnati