Fernando Alonso (Foto Toyota)
Fernando Alonso (Foto Toyota)

F1 | I tifosi richiamano Alonso, ma la Formula 1 non lo vuole. E c’è un motivo

L’ultimo, in ordine di tempo, ad aver evocato il suo nome in Formula 1 è stato Nico Rosberg, l’ex campione del mondo oggi trasformatosi, dopo il suo pensionamento anticipato, in YouTuber. Proprio il figlio d’arte, infatti, ha lanciato una petizione sui social network diventata virale, all’insegna dell’hashtag #BringFernandoBack. In italiano, riportateci Fernando. E il Fernando in questione non può essere che Alonso, ovviamente.

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Ebbene sì: in F1 si è tornati a parlare del pilota asturiano. Ritiratosi ufficialmente dal Mondiale a fine 2018, ha trascorso l’ultima annata tra alti (la vittoria nella 24 Ore di Le Mans e nel Mondiale endurance con Toyota) e bassi (la mancata qualificazione alla 500 Miglia di Indianapolis) nelle altre serie dell’automobilismo sportivo, salvo però ritrovarsi ora senza volante e senza prospettive per il suo futuro immediato. Da qui l’idea di tornare nella categoria regina, che lui in realtà non ha mai smesso di sognare e che a sua volta non lo ha mai davvero dimenticato.

Tutti lo rispettano, ma nessuno lo accetta

Lo dimostra il siparietto messo in scena dai tre piloti saliti sul podio nell’ultimo Gran Premio d’Ungheria in conferenza stampa, quando un giornalista ha buttato lì una domanda proprio su Nando. Diplomaticamente, tutti e tre hanno speso parole di miele verso il loro ex collega: “Resta sempre un grande pilota”, “Ho rispetto per ciò che ha fatto”, “È ancora in grado di vincere”, e così via. Poi, però, quando la discussione si è spostata su chi dei tre lo vorrebbe effettivamente come compagno di squadra, è partito lo scaricabarile.

Hamilton ha svicolato: “Valtteri (Bottas, suo attuale vicino di box, ndr) è fantastico, e ha dimostrato di saper vincere. Tu, forse, sei nel team che hai un posto in più, direi”, rimpallando così la patata bollente a Max Verstappen, il cui compagno alla Red Bull, Pierre Gasly, rischia il suo sedile. L’olandese ha a sua volta riflettuto che Alonso potrebbe essere suo padre (ha 38 anni, contro i 21 di Max) e lo ha invece proposto al team principal della Mercedes, Toto Wolff. Sebastian Vettel è stato il più secco dei tre: “Non credo che io gli sia mai piaciuto davvero”.

Fernando Alonso paga i suoi errori

È questa, in effetti, l’autentica rappresentazione dell’atteggiamento ambiguo della Formula 1 nei confronti di Fernando Alonso. Da un lato il meritato rispetto nei confronti delle sue doti di guida, che gli sono valsi due titoli mondiali e l’affetto di milioni di tifosi in tutto il mondo. Dall’altro il ricordo ancora fresco dei suoi spigoli caratteriali, delle tensioni che era in grado di provocare in ogni squadra, delle costanti critiche rivolte ai suoi uomini e al campionato in generale. Il suo divorzio dalla Ferrari è stato tutt’altro che pacifico e amichevole; poi alla McLaren le cose sono andate ancora peggio, fino all’esplosione in mondovisione della pioggia di polemiche contro il team e il suo motorista Honda. Appena lo spagnolo ha levato le tende, la nuova coppia di piloti formata da Carlos Sainz e Lando Norris ha invece rivitalizzato la squadra di Woking, rendendola la migliore del centro gruppo.

Se il due volte iridato ha vissuto una parabola discendente della sua carriera dopo i fasti della Renault, insomma, non è stato solo per colpa della sfortuna, che gli ha fatto ritrovare per le mani una serie di monoposto scarsamente competitive. È stato soprattutto per la sua incapacità di essere uomo squadra; per la sua abitudine a non assumere su di sé le responsabilità del fallimento, come fa un vero leader, bensì di incolpare i suoi collaboratori; per l’atmosfera pesante e negativa che finiva per creare in qualunque ambiente in cui si ritrovava a lavorare. Non è un caso, dunque, se in Formula 1 oggi si ritrova con più nemici che amici. E se, al di là delle dichiarazioni di prammatica, in effetti l’ipotesi di un suo ritorno si scontra con tutte le porte che gli vengono chiuse in faccia.

Fabrizio Corgnati