ESCLUSIVA – Foti (Aruba Ducati): “Vogliamo confermare Bautista, decisione a giorni”

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Serafino Foti Aruba Racing Ducati Superbike
Serafino Foti (foto Aruba Racing Ducati)

Impatto devastante della Ducati Panigale V4 R con Alvaro Bautista nel campionato mondiale Superbike 2019. Undici vittorie consecutive dall’esordio in Australia fino alla Gara 2 di Assen. In molti consideravano il titolo quasi già assegnato, vista la supremazia del pilota spagnolo. Ma poi le cose sono un po’ cambiate, inaspettatamente.

Qualche caduta di troppo di Bautista e le vittorie conquistate dal campione in carica Jonathan Rea hanno stravolto la classifica. Ora il nord-irlandese della Kawasaki è leader del Mondiale SBK con ben 81 punti di vantaggio quando mancano solamente quattro round al termine della stagione. La rimonta sarà difficile, ma l’ex rider MotoGP e tutto il team Aruba Racing Ducati daranno il massimo fino alla fine per riaprire i giochi. C’è anche un rinnovo di contratto in ballo in questo momento e le parti sperano di riuscire ad accordarsi.

Sulla classifica di Bautista pesa molto il triplo zero dell’ultimo appuntamento a Laguna Seca, pista sulla quale è tornato invece a brillare il suo compagno Chaz Davies. In California il gallese ha ottenuto due secondi posti e una vittoria in Gara 2, la prima in una stagione partita con qualche difficoltà e che sembra finalmente essersi messa sul binario giusto per il tre volte vice-campione WorldSBK.

Superbike 2019: Tuttomotoriweb intervista Serafino Foti, team manager di Aruba Racing Ducati

Serafino Foti, qual è il bilancio della squadra a questo punto del campionato mondiale Superbike 2019?
«Tutto sommato il bilancio è positivo, anche se per come siamo partiti c’è un po’ di amaro in bocca adesso. Era difficile prevedere di vincere undici gare consecutive con una moto al debutto. Chiaramente c’è delusione, considerando che avevamo 61 punti di vantaggio dopo la Superpole Race di Jerez e ora siamo a -81. Abbiamo comunque dimostrato che il nostro pacchetto è competitivo».

Avvio shock di Bautista, sembrava che il titolo per lui fosse già certo nonostante mancassero molti round, e poi cos’è successo?
«Come sempre i campionati si vincono e si perdono a fine stagione, purtroppo non ci aspettavamo quelle cadute e onestamente non siamo riusciti a trovarne una vera ragione. Quelle di Jerez e di Misano probabilmente sono state causate da un eccesso di sicurezza. A Donington sul bagnato ci può stare ed è comprensibile una scivolata in condizioni critiche. Per quella di Gara 1 a Laguna Seca non abbiamo trovato una motivazione, è stato qualcosa di inatteso. Poi Razgatlioglu in Superpole Race lo ha toccato, compromettendo anche Gara 2. L’ultimo round a Laguna Seca ha compromesso in maniera importante la classifica, sara’ molto difficile recuperare su Rea. Sei ritiri pesano tanto, ma queste sono le gare, dobbiamo guardare avanti cercando di migliorare ancora le nostre prestazioni e provare a vincere più gare possibili. Matematicamente il campionato è ancora aperto tutto può succedere e noi ci crederemo fino alla fine. Ci presenteremo a Portimao più agguerriti che mai».

Ruben Xaus in una recente intervista ha affermato che anche il taglio di 250 giri motore può avere influenzato la performance della Ducati. Cosa ne pensa?
«Sinceramente non c’entra nulla con le cadute. E’ chiaro che 250 giri sono importanti. Non tanto per la potenza pura, ma per quanto riguarda i rapporti del cambio. Ogni team ad inizio anno ha la possibilità di omologare una sola configurazione di cambio e questo viene calcolato in base al regime di rotazione del motore. Se durante l’anno vengono “tagliati” dei giri può diventare un problema. Rispettiamo la decisione della FIM ma, secondo il mio punto di vista, bisognava valutare meglio e tenere conto dei risultati delle altre Ducati (Davies, Rinaldi e Laverty). Va detto che l’unica Ducati che vinceva era quella di Bautista, mentre quella di Davies era in quel momento settima posizione nella classifica generale. Non ci aspettavamo la decurtazione dei giri, con la quale comunque Alvaro ha vinto ad Assen e Jerez».

Più di qualcuno diceva che la Ducati Panigale V4 R fosse un mezzo quasi da MotoGP…
«Bisogna fare i complimenti alla Ducati per aver realizzato un prodotto di serie di altissimo livello che grazie anche al desmodromico può raggiungere un regime di rotazione elevato. Questo è frutto della grandissima collaborazione tra il reparto corse e la produzione. C’è uno scambio continuo di informazioni che vengono condivise sia per sviluppare il prodotto di serie che le moto da gara».

Questa Ducati è già fortissima, ma in quali aspetti può essere migliorata?
«Nel complesso la moto è già ad un ottimo livello ma abbiamo ancora margine per migliorare, essendo un progetto nuovo ci sono aree che non abbiamo ancora esplorato al 100%. Ci manca un po’ più di esperienza con la Panigale V4 R per esprimere tutto il suo potenziale».

Tornando a Bautista, c’è un contratto in scadenza e non è stato ancora rinnovato. Qual è la situazione?
«Vorremmo continuare con Alvaro, sarebbe un peccato da ambo le parti separarsi. Da parte nostra abbiamo fatto il massimo che si potesse fare e riteniamo di avergli proposto un’ottima offerta. La decisione ora è nelle sue mani vedremo come andrà nei prossimi giorni».

Vi state già guardando attorno preparandovi all’eventuale rifiuto di Bautista?
«E’ chiaro che bisogna sondare altre alternative, ma lo faremo solo quando avremo l’esito della decisione di Alvaro. Ormai è questione di giorni».

Per Davies inizio di stagione complicato e adesso sembra in ripresa. Il weekend di Laguna Seca può rappresentare una svolta?
«Ha fatto molta fatica all’inizio e anche noi abbiamo faticato a capire ciò di cui avesse bisogno. Penso che da qui in avanti sarà competitivo in tutte le piste. Lui è molto forte, anche se alcune volte dall’esterno è facile giudicare negativamente appena si presentano delle difficoltà. Chaz è un vero combattente, è determinato e soprattutto non molla mai. Il suo grosso limite è aver perso quasi tutti i test invernali per un problema alla schiena. Abbiamo sempre creduto in lui, lavorando duramente siamo riusciti a migliorare il pacchetto e ora speriamo di raccoglierne i frutti. Il risultato di Laguna Seca lo motiverà ancora di più, è stato bello rivederlo sul gradino più alto del podio».

Nel campionato Superbike 2019 c’è stata l’introduzione della Superpole Race, gara sprint da 10 giri che assegna punti praticamente dimezzati ai primi nove classificati. Cosa pensa di questa novità?
«Onestamente tre gare in un weekend sono impegnative, noi preferiremmo avere un maggior numero di turni di prove e personalmente preferirei due gare la domenica come era originariamente previsto in Superbike. Secondo me sarebbe la soluzione migliore, così come la vecchia Superpole con il giro secco. La Superpole Race è molto entusiasmante per il pubblico ed ha avuto successo, però sia per i team che per i piloti preparare tre gare non è semplice. Tra l’altro essendo una gara corta (10 giri) tutti i piloti spingono fortissimo dalla prima curva perché la gestione delle gomme non viene considerata, questo pero’ può causare rischi maggiori. Lo abbiamo visto a Laguna Seca con l’incidente di Bautista alla prima curva, ad esempio».

Come vede il futuro del campionato mondiale SBK?
«Vedo una Superbike in crescita. Abbiamo avuto un periodo roseo in passato seguito da un periodo di stallo a livello di interesse e spettacolo. Adesso abbiamo maggiore competitività e professionalità, il livello dei team e dei piloti è molto alto. Noi cercheremo di contribuire il più possibile, ma con maggior impegno da parte di tutto il circus della Superbike, si possono raggiungere numeri importanti per questo sport in futuro».

Recentemente è venuto a mancare Luca Semprini, che era stato addetto stampa Ducati in Superbike e nel 2019 era passato alla MotoGP. Una perdita brutta e improvvisa, considerando anche che aveva solamente 35 anni.
«Non riesco ancora a crederci e a farmene una ragione. È stata una notizia scioccante. Tre anni fa aveva iniziato a lavorare con noi in Superbike ed è stato di grande aiuto. Un ragazzo amato da tutti, professionale e colto, avrebbe fatto una grande carriera. Purtroppo non esistono parole per colmare questo grande vuoto, preferisco ricordare Luca per i momenti belli passati assieme. Siamo vicini a Papà Luciano e tutta la sua famiglia».

Matteo Bellan