Caso Serena Mollicone: la strana intercettazione rimasta inascoltata per anni

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Serena Mollicone
Serena Mollicone (foto dal web)

Secondo la Procura di Cassino un’intercettazione rimasta inascoltata per 9 anni in merito al caso di Serena Mollicone proverebbe le pressioni del maresciallo Vincenzo Quatrale sul collega Tuzi suicidatosi nel 2008.

Pochi giorni fa la Procura della Repubblica di Cassino ha chiesto cinque rinvii a giudizio dopo la chiusura delle indagini sul caso legato alla morte di Serena Mollicone, la 18enne uccisa ad Arce in provincia di Frosinone il 1° giugno del 2001. Adesso, secondo quanto riportato dalla redazione de Il Messaggero, sarebbe saltata fuori un’intercettazione in merito alla vicenda che sarebbe rimasta inascoltata per diversi anni e adesso costituirebbe una prova chiave per l’accusa.

Caso Serena Mollicone e l’intercettazione rimasta inascoltata, i legali di Quatrale: “Situazione assurda”

Nei giorni scorsi la Procura della Repubblica di Cassino ha richiesto il rinvio a giudizio per cinque persone in merito all’omicidio di Serena Mollicone, la ragazza 18enne uccisa nel giugno 2001 ad Arce (Frosinone). La richiesta è stata depositata nei confronti dell’ex maresciallo dei carabinieri di Arce Franco Mottola, la moglie Anna, il figlio Marco, il maresciallo Vincenzo Quatrale per concorso in omicidio. Quest’ultimo sarebbe accusato anche di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, mentre l’appuntato Francesco Suprano solo per il reato di favoreggiamento. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il procuratore di Cassino Luciano d’Emmanuele avrebbe rivelato, oltre alle richieste di rinvio a giudizio, anche un particolare legato ad un’intercettazione ambientale rimasta inascoltata per 9 anni. Tale intercettazione proverebbe le pressioni del maresciallo Vincenzo Quatrale sul collega Tuzi per fargli ritrattare quanto affermato circa la presenza di Serena Mollicone all’interno della caserma di Arce quella mattina del 1° giugno del 2001, giorno della sua scomparsa. L’intercettazione ambientale, come riporta Il Messaggero, sarebbe rimasta inascoltata e trascritta solo nel 2016 nel corso delle ultime indagini e adesso costituirebbe una prova chiave per l’accusa come gli accertamenti svolti all’interno della caserma, i quali proverebbero che Serena sia stata uccisa in uno degli alloggi. La conversazione sarebbe stata ripresa da una cimice che era stata fatta installare sull’auto di Quatrale, il quale aveva dato la propria disponibilità per l’installazione, l’8 aprile del 2008. Il giorno dopo Tuzi, che qualche mese prima aveva fatto emergere la circostanza della presenza di Serena in caserma, viene ascoltato in Procura, ma l’11 aprile il brigadiere si toglie la vita sparandosi con la propria pistola d’ordinanza in auto. L’intercettazione rimane inascoltata per 9 anni e viene trascritta, come scrive Il Messaggero, solo dopo la riapertura delle indagini sul suicidio in seguito alla richiesta della figlia di Tuzi ed i nuovi accertamenti. In merito a tali accuse, i legali del maresciallo hanno spiegato: “Quel giorno non era in caserma. E in riferimento alla ipotesi di accusa d’istigazione al suicidio di Tuzi, possiamo affermare che ha agito con spirito di servizio, ha rispettato un ordine imposto ed è rimasto implicato in una situazione assurda. Quatrale -riporta Il Messaggeroquando ha parlato con Tuzi, sapeva di essere intercettato, ha fatto solo il suo dovere, non ha mai avuto nulla da nascondere“.

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