Ingrossamento della prostata: l’errore più frequente compiuto dagli uomini

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Medico
(foto dal web)

L’ingrossamento della prostata è una patologia che attualmente ha colpito oltre 6 milioni di italiani over 50: l’errore più commesso è quello di sottovalutare tale patologia ai suoi esordi.

Oltre 6 milioni di italiani over 50 sono affetti da ipertrofia prostatica benigna, più comunemente nota come ingrossamento della prostata: ad essere maggiormente colpiti in misura percentuale gli uomini con età superiore agli 80 anni. L’errore compiuto più di frequente è quello di sottovalutare la patologia ai suoi esordi che da principio si manifesta con semplici fastidi e la ripetuta necessità di mingere. Se curata in tempo potrebbe rallentare il manifestarsi della malattia; molto spesso, però, accade che gli uomini per pudore evitano di effettuare i giusti controlli.

Ingrossamento della prostata: cosa fare

In condizioni normali, riporta la redazione di Libero, la ghiandola della prostata ha una dimensione ridotta, paragonabile a quella di una castagna ed è posizionata sotto la vescica. Il suo compito è quello di produrre il liquido prostatico che contribuisce a garantire la vitalità degli spermatozoi. Quando la prostata inizia ad ingrossarsi, va a comprimere il canale uretrale, causandone un’ostruzione il quale a sua volta determina uno strozzamento che interferisce con la capacità di urinare. Per tale ragione il primo sintomo a manifestarsi è l’indebolimento del getto urinario per cui diviene difficoltoso soprattutto l’inizio dell’azione di minzione. Successivamente la difficoltà maggiore si riscontrerà durante la notte: il sonno sarà infatti disturbato da un intermittente stimolo di urinare costringendo il soggetto ad alzarsi dal letto più volte. Il culmine degli effetti invalidanti si verificheranno poi quando il soggetto avvertirà necessita frequente di urinare anche di giorno.

Nel 75% dei casi, riporta Libero, gli uomini sottovalutano questa malattia nella prima fase utilizzando metodi “fai da te” inutili ed inappropriati a fornire una cura. Molto spesso i sintomi dell’ingrossamento della prostata sono spesso confondibili con quelli del tumore maligno della ghiandola, anche per tali ragioni sin dalle prime avvisaglie sarebbe consigliato effettuare gli opportuni controlli di rito come visite urologiche con esplorazioni rettali seguite da una ecografia endocavitaria. Le cause principali di questa patologia sono maggiormente l’età ed i cambiamenti ormonali. Onde evitare un utilizzo perpetuo di un catetere vescicale, perché a ciò potrebbe portare la cronicizzazione di tale patologia, sarebbe necessario effettuare un’attività preventiva.

Al momento i farmaci disponibili, come riportato da Libero, comprendono gli inibitori delle 5-alfa reduttasi, ovvero la dutasteride e finasteride, che agiscono sul testosterone responsabile dell’ingrossamento ghiandolare, e gli alfa-bloccanti, che rilassano i muscoli del collo vescicale e dell’uretra prostatica, facilitando il passaggio dell’urina.

Il trattamento chirurgico, invece, non è più invasivo come una volta, si effettua senza aprire l’addome, è lo stesso che viene effettuato per i tumori maligni diagnosticati in tempo, quando sono ancora contenuti nella ghiandola, si chiama T.U.R.P., e si effettua in anestesia spinale con uno strumento detto Resettore.

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