Carabiniere ucciso: “Servono protocolli chiari, leciti, legali e tassativi”

Funerali carabiniere
I funerali di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a coltellate mentre era in servizio (Getty Images)

Il presidente nazionale del sindacato Italia Celere, Andrea Cecchini, ha rilasciato un’intervista parlando dell’omicidio di Mario Rega Cerciello, il carabiniere ucciso mentre era in servizio a Roma.

Nei giorni scorsi Andrea Cecchini, il presidente nazionale del sindacato Italia Celere, ha parlato in merito all’omicidio di Mario Rega Cerciello, il carabiniere ucciso mentre era in servizio il 25 luglio scorso nel tentativo di effettuare l’arresto di due giovani americani. Cecchini rilasciando un’intervista alla redazione de Il Giornale, ha parlato non solo dell’assassinio di Rega, ma anche di una manifestazione No Tav del 2011 in cui rimase ferito.

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Carabiniere ucciso: le parole del presidente nazionale del sindacato Italia Celere Andrea Cecchini

Vorrei che un giorno insieme a noi venissero il ministro Toninelli, Conte o un magistrato. Vorrei che quel casco lo indossassero Grillo e Saviano“. Queste alcune delle dichiarazioni rilasciate nel corso di un’intervista alla redazione de Il Giornale da Andrea Cecchini, il presidente nazionale del sindacato Italia Celere. Cecchini ha rilasciato un’intervista pochi giorni dopo l’uccisione di Mario Rega Cerciello, il vicebrigadiere dei carabinieri ucciso a Roma con 11 coltellate mentre era in servizio. Il presidente nazionale del sindacato in merito ha spiegato: “Gli ordini sono sempre quelli di aspettare e farsi piovere addosso di tutto e di più. Subire e fare i pagliacci. Lo stesso vale per chi sta in strada, visto che non può estrarre la pistola se non in casi particolari. E abbiamo visto come va a finire. Se due notti fa il carabiniere ucciso a Roma avesse sparato prima di ricevere le coltellate, ora sarebbe vivo. Ma sotto processo. In pochi secondi dobbiamo decidere se finire in ospedale o in tribunale. E a volte succede che nell’indecisione si finisca ammazzati”.

Cecchini ha poi parlato degli insulti piovuti su Facebook contro Rega che hanno suscitato polemiche e sdegno spiegando: “È assurdo. Noi siamo padri di famiglia, mariti. Abbiamo figli a casa. Fuori da questa divisa abbiamo una vita e i problemi di tutti quanti. Siamo uomini. Si vive -riporta Il Giornaleun forte desiderio di legalità. E questo, purtroppo, ci porta a provare anche impotenza. Sappiamo che in servizio in qualsiasi modo ci muoviamo, finiamo comunque dalla parte del torto. Se durante il servizio qualcosa va storto, iniziano le indagini, 10 anni di processi, soldi spesi in avvocati e magari perdiamo pure il lavoro. L’opinione pubblica -prosegue il presidente Cecchini- è stata deviata da alcune fazioni politiche della sinistra. E così prendiamo schiaffi sia a livello fisico che sul piano mediatico. Lo Stato? Servono protocolli chiari, leciti, legali e tassativi per gli interventi in fase attiva. E magari assicurare i delinquenti alla giustizia. È sotto gli occhi di tutti che in prima fila nelle manifestazioni violente ci siano sempre pluri-pregiudicati che inneggiano al terrorismo, ancora liberi. Cecchini ha parlato anche della propria esperienza con il casco da celerino in Val di Susa quando nel 2011 venne colpito dai manifestanti NoTav: “Ci lanciarono -riporta Il Giornale addosso bombe carta, petardi, pietre. Di tutto. Erano armati pure di molotov: fu terrorismo a tutti gli affetti. Per evitare la nostra morte decidemmo di entrare all’interno del loro schieramento. Fu un massacro, con 80 feriti solo nella polizia. Ottanta, capito? E qualcuno s’è pure lamentato, sostenendo fossimo stati noi i violenti. A distanza di tre anni, lo Stato ci manda a testimoniare a Torino nell’aula bunker e ci chiede di viaggiare a spese nostre. Capisce? Ci hanno abbandonato. Eravamo soli. Pensi che per noi non è prevista nemmeno la tutela legale dell’Avvocatura dello Stato”. Cecchini prosegue parlando delle lesioni riportate quel maledetto giorno: “Tre mesi di convalescenza, di cui venti giorni in ospedale e gli altri a casa senza poter lavorare. Per colpa di delinquenti assatanati. Non mi è stato pagato nulla. Ho riportato una lesione al timpano, una lesione al ginocchio e alla spalla. Tutti gli accertamenti post infortunio li ho fatti a spese mie. Io -conclude Cecchini- come tutti i poliziotti d’Italia”.

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