Carabiniere ucciso: la famiglia di uno degli indagati chiede “verità”

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Ethan Elder, padre di Finnegan Lee Elder (Getty Images)

L’avvocato della famiglia di Finnegan Lee Elder, uno degli studenti americani indagati per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, ucciso a Roma mentre era in servizio, ha letto un comunicato davanti la casa dei familiari del giovane a San Francisco.

Proseguono senza sosta le indagini per cercare di ricostruire quanto accaduto la sera di giovedì 25 luglio, quando a Roma un vicebrigadiere dei carabinieri, Mario Cerciello Rega di 35 anni, è stato assassinato da due studenti americani, attualmente detenuti in carcere. La famiglia di uno dei due, Finnegan Lee Elder, ha rilasciato alcune dichiarazioni attraverso un comunicato letto dal proprio legale davanti alla loro casa a San Francisco.

Carabiniere ucciso, parla la famiglia di uno dei due indagati: “Chiediamo che la verità venga fuori”

La famiglia di uno dei due studenti americani, Finnegan Lee Elder, indagati per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, ha parlato attraverso un comunicato letto dal proprio avvocato davanti la loro casa di San Francisco. La famiglia di Elder, attualmente detenuto nel carcere di Regina Coeli e accusato dell’omicidio del carabiniere Rega, ucciso a Roma la sera dello scorso 25 luglio da 11 coltellate, ha chiesto la “verità” su quanto accaduto. Secondo quanto riportato dalla redazione di Leggo, i familiari si augurano che “la verità venga fuori e nostro figlio torni presto a casa“. “Abbiamo l’impressione – ha letto l’avvocato Craig Petersche l’opinione pubblica abbia avuto un resoconto incompleto della verità degli eventi. Continuiamo ad avere questa famiglia nei nostri pensieri e preghiamo per loro in questo difficile momento“. Ad assistere alla lettura del comunicato erano presenti anche gli stessi genitori dello studente che non hanno accettato domande da parte dei genitori. Intanto gli inquirenti proseguono l’attività investigativa per risalire all’esatta dinamica di quanto accaduto quella maledetta sera in cui il vicebrigadiere è stato assassinato nel tentativo di arrestare i due americani. Poche ore fa, gli avvocati in Italia dello stesso Elder avrebbero affermato che il proprio assistito non ha ribadito la confessione al Gip spiegando di aver agito perché “aveva paura di essere strangolato, di essere oggetto di un’aggressione da parte di Cerciello quella notte, non sapeva che fosse un carabiniere“.

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