Nube radioattiva
(foto dal web)

Uno studio sulla nube radioattiva che ha attraversato l’Europa nel settembre 2017 ha smentito la versione del Cremlino affermando che possa essersi trattato di un incendio nell’impianto di Mayak.

La misteriosa nube di materiale radioattivo che ha attraversato l’Europa nel settembre 2017 rilevata in numerose nazioni del continente sarebbe stata causata da un incendio o da un’esplosione verificatosi in una struttura nucleare degli Urali. A rivelare la circostanza un nuovo studio condotto da un team di esperti coordinato dal professor dell’Università di Hannover, Georg Steinhauser. L’analisi andrebbe in contraddizione con la versione fornita dal Cremlino che parlava di una combinazione tra un satellite in fiamme e di un “evento meteorologico piuttosto raro“.

Nube radioattiva sull’Europa nel 2017: “I russi avrebbero potuto e dovuto essere più trasparenti”

Alcuni ricercatori, coordinati dal professor dell’Università di Hannover, Georg Steinhauser, hanno studiato la misteriosa nube di materiale radioattivo che ha invaso alcuni paesi dell’Europa nel settembre 2017. Lo studio, i cui contenuti sono stati anticipati dal quotidiano britannico The Times e che sarà pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha smentito la precedente versione del Cremlino, secondo cui la nube era stata provocata da una combinazione tra un satellite in fiamme ed un “evento meteorologico piuttosto raro“. Secondo lo studio dell’esperto in radiazioni Georg Steinhauser, la nube è stata causata da un incendio o da un’esplosione verificatosi in una struttura nucleare degli Urali. Steinhauser in merito ha dichiarato: “Abbiamo misurato il rutenio radioattivo-106. Le misurazioni indicano il più grande rilascio singolare della radioattività da un impianto di ritrattamento civile“. Come riportato dal Times, l’ultima volta che il rutenio 106, raro isotopo usato per la produzione di energia elettrica e in ambito medico, è stato intercettato nell’atmosfera in tutto il mondo è stato dopo il disastro di Chernobyl nell’aprile del 1986. Nonostante il livello di radioattività non costituisse una minaccia per la salute, lo studio ha voluto chiarire l’origine della nube confrontando i dati meteorologici e quelli in merito alla nuvola. Dai risultati dell’analisi è emerso che la nuvola provenisse dall’impianto di produzione di materiale nucleare di Mayak, una zona della città di Ozërsk, negli Urali meridionali. Proprio nell’impianto russo si verificò nel 1957 uno dei disastri nucleari più grandi della storia, dopo quelli di Chernobyl e Fukushima. Steinhauser, dunque, come riporta il Times, chiede spiegazioni alla Russia su cosa possa essere accaduto: “Non ci sono dubbi sulla fonte. I russi avrebbero potuto e dovuto essere più trasparenti. Non perché vogliamo biasimarli, non si tratta di accusarli o prenderli in giro, vogliamo solo imparare le lezioni di questa versione“. Immediata la risposta della Rosatom, la Russian Atomic Energy Corporation, che ha respinto le accuse dello studio affermando: “Riteniamo che non vi siano stati eventi da segnalare in alcun impianto o struttura gestita da Rosatom“.