Carabiniere ucciso: il supertestimone fornisce un’altra verità

Carabiniere ucciso
Fiori davanti alla Caserma dei Carabinieri dove prestava servizio il vice brigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso giovedì notte a coltellate (Getty Images)

Sergio Brugiatelli, fino ad ora individuato anche dalla stampa come il “pusher” coinvolto nel caso di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso con 11 coltellate da un giovane studente americano, ha rilasciato alcune dichiarazioni.

Sergio Brugiatelli, l’uomo che sino ad oggi è stato indicato come il pusher coinvolto nella vicenda di Mario Cerciello Rega, ha deciso di rompere il silenzio, fornendo alcune dichiarazione che cambiano completamente il contesto ed il quadro della vicenda.

Carabiniere ucciso, Sergio Brugiatelli: “Non sono un pusher, né un informatore”

Nei giorni scorsi Sergio Brugiatelli è stato indicato dapprima come pusher, poi come informatore dei carabinieri ed infine anche come un intermediario. Brugiatelli, non rispondendo al vero tali affermazioni secondo la sua versione, tramite un comunicato divulgato dal proprio avvocato ha deciso di rilasciare alcune dichiarazioni che farebbero emergere un’altra verità sul reale accadimento dei fatti. Come riporta Il Corriere della Sera, l’uomo avrebbe in primo luogo disconosciuto tutte le etichette affibbiategli da quella di pusher a quella di informatore. Avrebbe, poi, raccontato di essere stato vittima, la notte in cui venne assassinato il vicebrigadiere Cerciello Rega, del furto del proprio borsello contenente solo documenti e chiavi di casa e che a seguito di tale fatto avrebbe contattato il 112. Brugiatelli, stando a quanto riportato da Il Corriere della Sera avrebbe dichiarato che quella notte ha tanto temuto per l’incolumità della sua famiglia: “Ho avuto paura che potessero far del male a me e soprattutto a loro e per questo ho chiesto aiuto al 112. Le stesse minacce che avevano rivolto a me, sono state ripetute poco dopo, quando, con il telefono in viva voce, ho richiamato di fronte ai carabinieri il mio numero di cellulare“. La circostanza in ordine all’attività di pusher svolta da Brugiatelli sarebbe quindi falsa, anche se durante la conferenza stampa organizzata per un ragguaglio sullo stato di avanzamento delle indagini sia stata più volte ribadita.  Stando a quanto riportato da Il Corriere della Sera, Brugiatelli avrebbe proseguito dicendo: “Quando ho chiamato il mio numero di cellulare chi ha risposto non ha solo preteso denaro e droga per riconsegnare le mie cose. Mi hanno minacciato, dicendo che sapevano dove abitavo e sarebbero venuti a cercarmi“.

Infine Brugiatelli ha voluto rivolgere un pensiero alla famiglia del carabiniere ucciso scrivendo: “Scrivo queste righe innanzitutto per rendere onore all’uomo valoroso che, con il suo lavoro di carabiniere, ha salvato la mia vita e purtroppo perso la sua. Ai familiari del vicebrigadiere, alla sua giovane moglie, vanno le mie sincere condoglianze. In questi giorni e notti -prosegue l’uomo- passate pensando alla tragedia che ha distrutto la famiglia del carabiniere che mi ha salvato la vita, ho letto e sentito dai media sulla vicenda curiose e false ricostruzioni che proseguono anche dopo la conferenza stampa degli inquirenti“.

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