carabiniere ucciso
Il carabiniere ucciso, il vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega (foto dal web)

Il Carabiniere Mario Cerciello Rega, ucciso da 11 coltellate infertegli da un giovane americano, non ha sparato contro il proprio aggressore.

Mario Cerciello Rega non ha avuto il tempo di sparare al proprio aggressore perché, insieme al suo collega Andrea Varriale, è stato sopraffatto dalla furia omicida del giovane, ma quand’anche fosse riuscito a sottrarsi all’inaudita ferocia, non è detto che avrebbe potuto utilizzare la pistola d’ordinanza. Un militare, infatti, può fare ricorso all’utilizzo della propria arma solo in determinate circostanze, tassativamente indicate nel codice penale: una violazione a tali precetti potrebbe comportare, per il trasgressore, l’apertura di provvedimenti disciplinari, fino ad arrivare al licenziamento.

Carabiniere ucciso: non ha sparato perché sopraffatto dalla furia dell’omicida

In molti si sono chiesti perché il vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega ed il suo collega Andrea Varriale non abbiano sparato al proprio aggressore. La versione ufficiale è che il giovane americano che ha ucciso con 11 coltellate il militare era animato da una brutalità inaudita, tanto da non poter essere fermato. All’interrogativo di molti, quindi, del perché il vicebrigadiere ed il suo collega non abbiano utilizzato la pistola d’ordinanza potrebbe fornirsi questa risposta anche se non è da sottovalutare l’ipotesi per cui non abbiano esploso alcun colpo per seguire i dettami legislativi. Un militare, infatti, può fare ricorso all’utilizzo della propria arma solo in alcune circostanze, tassativamente indicate nel codice penale: una violazione a tali precetti potrebbe comportare, per il trasgressore, l’apertura di provvedimenti disciplinari, fino ad arrivare al licenziamento.

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