Carabiniere ucciso, la fake news sui suoi assassini alimentata dalle forze dell’ordine

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Carabiniere ucciso ricercati
Fake news sul carabiniere ucciso in merito ai suoi assassini: si è speculato tanto e male – FOTO: tuttomotoriweb.com

Si era parlato di responsabilità attribuibili a cittadini nordafricani per la morte del carabiniere ucciso due sere fa a Roma. La verità invece fa ribrezzo.

In merito alla vicenda di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma due sere fa dopo essere stato accoltellato fatalmente nel corso di una colluttazione con due malviventi, era circolata la fake news relativa all’identità dei suoi aggressori. In un primo momento si era parlato di due cittadini nordafricani, poi di quattro – tre marocchini ed un algerino – salvo poi scoprire che tutto era falso. La verità in merito all’uccisione del vicebrigadiere originario di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, è ben altra. Ad ammazzare il tutore dell’ordine è stato uno studente di nazionalità statunitense, che con un suo connazionale aveva rapinato una donna, borseggiandola. Poi però la vittima era riuscita a chiamare il proprio numero di cellulare da un altro apparecchio, chiedendo almeno la restituzione di chiavi di casa e documenti. Da qui quindi era stato concordato un appuntamento tra le parti, con però i carabinieri allertati e pronti a sorprendere i malviventi.

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Carabiniere ucciso, speculazioni da politici e non

Ma fino a quando non è stato scoperto come sono andate le cose, in tanti hanno speculato sul fatto che i presunti aggressori fossero nordafricani, “magari sbarcati dalle navi Ong”. Tante sono state le reazioni scomposte di utenti senza freni sul web ed anche di esponenti politici. La finta notizia era partita da un collega del carabinieri ucciso ed era stata amplificata da un agente della Guardia di Finanza su una sua pagina con migliaia di followers. Da qui in molti avevano espresso commenti di odio nei confronti di tanti immigrati. Era intanto anche giunta un’altra fake news, relativa alla cattura dei responsabili: “Quattro maghrebini”, con tanto di foto segnaletiche censurate. Ma niente corrispondeva al vero. L’aggiornamento è stato fornito prima di tutti dalla pagina Facebook ‘Puntato’, solitamente molto bene informata su vicende come questa ed amministrata tra l’altro da due carabinieri. Spuntano poi le versioni non censurate di foto e documenti dei quattro presunti colpevoli oltre che dei loro parenti.

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Anche tutori dell’ordine hanno contribuito a questa fake news

Un’altra pagina Facebook, “Soli non siamo nulla. UNITI Saremo TUTTO”, amministrata da un 27enne della Guardia di Finanza con simpatie marcate di estrema destra, ha poi contribuito a dare risalto alla falsa notizia della identità dei malfattori, aizzando anche i propri utenti ad attuare una giustizia personale, in base a quanto si apprende. Sei ore di esposizione sono valse al post menzognero 5mila condivisioni circa. Colpisce come degli agenti di carabinieri e guardia di Finanza abbiano contribuito a diffondere la falsa voce. Ma anche delle testate nazionali autorevoli hanno finito con l’abboccare. Ad esempio ‘Il Messaggero’ ha modificato il titolo senza procedere ad alcuna rettifica al suo interno, una volta saputa la verità. In seguito la Guardia di Finanza ha annunciato di voler intraprendere una serie di osservazioni su quanto successo, garantendo che “eventuali responsabilità verranno comunicate all’Autorità Giudiziaria”.

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