Carola Rackete
L’arresto di Carola Rackete sulla Sea Watch (Getty Images)

La Procura della Repubblica di Agrigento ricorre in Cassazione avverso l’ordinanza di scarcerazione emessa dal Gip: per i magistrati la capitana della Sea watch 3 Carola Rackete deve essere arrestata.

Si torna a parlare del caso “Carola Rackete”, la comandante della nave Sea watch 3 sbarcata a Lampedusa nella notte tra il 28 ed il 29 giugno nonostante l’alt intimatole dalla Guardia di Finanza. Dopo lo sbarco la capitana era stata arrestata e scarcerata dopo pochi giorni, ma secondo i magistrati della Procura di Agrigento il rilascio della Rackete sarebbe stato uno sbaglio. I pm nel ricorso per Cassazione parlano di una “conclusione contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata“.

Sea watch 3, la Procura di Agrigento sulla scarcerazione di Carola Rackete: “Errata e non adeguatamente motivata”

I magistrati della Procura della Repubblica di Agrigento nel ricorso per Cassazione, proposto avverso l’ordinanza con cui il Gip ha disposto la scarcerazione di Carola Rackete, hanno affermato che il giudice avrebbe commesso uno sbaglio. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa AdnKronos, i pm della Procura siciliana sul provvedimento di scarcerazione del gip hanno scritto: “si rileva il vizio di violazione di legge e la mancanza di motivazione, in quanto l’ordinanza impugnata non ha valutato correttamente i presupposti della misura pre-cautelare adottata nelle forme con le quali è chiamata a farlo, procedendo all’erronea non convalida dell’arresto in questione“. Inoltre i magistrati parlano di una “conclusione contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata” e continuano, affermando che il gip nell’ordinanza di scarcerazione della Rackete, rientrata in Germania da qualche giorno, “avrebbe dovuto verificare se rispetto alla condotta contestata” alla comandante “il dovere di soccorso invocato potesse avere efficacia scriminante“. Il Giudice per le indagini preliminare, per i pm “si è limitato ad affermare tout court che legittimamente Carola Rackete avesse agito poiché spinta dal dovere di soccorrere i migranti. L’impostazione – riporta AdnKronos- offerta dal gip sembra banalizzare gli interessi giuridici coinvolti nella vicenda e non appare condivisibile la valutazione semplicistica offerta dal giudicante“. Per la Procura, dunque, la scarcerazione della Rackete “è errata in ragione della tipologia di controllo che egli è chiamato ad effettuare in sede di valutazione di legittimità dell’arresto in flagranza operato dalla Polizia giudiziaria. Nel corpo motivazionale – scrive la Procura- dell’ordinanza impugnata il Giudice ha ritenuto di non convalidare l’arresto, senza però nulla argomentare né sulla ragionevolezza dello stesso né sulla manifesta configurabilità della causa di giustificazione invocata, giungendo ad emettere un provvedimento di non convalida di arresto del tutto assente di motivazione sul punto“. Infine i magistrati siciliani parlano anche dello speronamento della motovedetta della Guardia di Finanza, approfondendo la questione circa l’appartenenza o meno dell’imbarcazione delle fiamme gialle a quelle definibili “navi da guerra”. Diversamente da quanto ritenuto dal Gip, la Procura spiega: “Nel caso di specie -riporta AdnKronos- la motovedetta V808 della Gdf è iscritta nel naviglio militare dello Stato, reca le insegne militari e del Corpo di appartenenza, il comandante è un maresciallo ordinario della Gdf e riveste lo status militare al pari di tutti gli appartenenti al corpo, è armata con dispositivi di armamenti individuali e di reparto di tipo militare” e per tali motivi “si ritiene, contrariamente a quanto affermato dal gip, che la motovedetta sia da qualificare come nave da guerra“.

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