Polizia
Polizia (foto dal web)

La polizia è riuscita a risalire all’uomo che era stato ribattezzato come “il maniaco dei distributori”, responsabile di quattro aggressioni avvenute nei mesi scorsi ai danni di altrettante donne tra provincia di Milano e Varese.

Un 35enne italiano è stato arrestato dalle forze dell’ordine accusato delle quattro aggressioni registratesi nei mesi scorsi fra la provincia di Milano e Varese. L’uomo, già detenuto in carcere di Busto Arsizio per altri reati, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di rapina, sequestro di persona, violenze sessuali e lesioni. Ad incastrare il 35enne, ritenuto essere quello che era stato ribattezzato come “il maniaco dei distributori”, sarebbero stati dei frammenti di lattice ritrovati all’interno dell’auto di una vittima dai quali è stato ricavato il Dna.

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Arrestato il maniaco dei distributori: ad incastrarlo dei frammenti di lattice analizzati dalla Polizia Scientifica

In seguito alle indagini effettuate dalla Polizia, un uomo di 35 anni attualmente detenuto nel carcere di Busto Arsizio per altri reati, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare con accuse gravissime. L’uomo sarebbe quello che è stato ribattezzato come “Il maniaco dei distributori”, ovvero il responsabile di quattro aggressioni ad altrettante donne consumatesi negli scorsi mesi nel perimetro del “Parco Alto milanese”, fra la provincia di Milano e Varese. Secondo quanto emerso dalle indagini, come riportato dalla redazione di Tgcom24, scattate a seguito delle denunce delle vittime, il responsabile agiva con lo stesso modus operandi: aspettava le vittime al distributore di benzina per poi aggredirle sessualmente, dopo averle fatte allontanare in una zona isolata, munito di passamontagna e guanti di lattice. Ad incastrare il 35enne, adesso accusato di rapina, sequestro di persona, violenza sessuali e lesioni, secondo quanto riportato da Tgcom24, sarebbero stati alcuni frammenti di lattice rinvenuti all’interno dell’auto di una delle vittime, dai quali è stato ricavato il Dna che ha permesso alla Polizia Scientifica di risalire all’aggressore.

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