Incidente Jesolo foto
La foto davanti all’epigrafe diventata virale (foto dal web)

Un 33enne di Musile di Piave, dopo aver scattato una foto che lo ritraeva sorridente davanti all’epigrafe di una delle vittime dell’incidente stradale consumatosi a Jesolo la scorsa settimana, ha spiegato di essere costretto a lasciare il paese in seguito alle minacce subite.

Si continua a parlare della strage di Jesolo, dove quattro ragazzi tra i 22 ed i 23 anni sono deceduti in un tragico incidente stradale nella notte tra sabato 13 e domenica 14 luglio. Pochi giorni dopo la tragedia, un uomo di 33 anni si era scattato un selfie davanti all’epigrafe di Giovanni Mattiuzzo, una delle vittime dell’incidente, scatenando l’ira del web sfociata addirittura in un’aggressione. Il 33enne dopo essersi scusato per quanto avvenuto adesso ha raccontato di essere costretto a dover lasciare il proprio paese per sfuggire ad un’altra aggressione dopo le minacce di morte ricevute.

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Incidente Jesolo, foto davanti all’epigrafe di una delle vittime: “Ho già mandato via mia moglie e figlio, temo per la mia e la loro incolumità

Non ho più vita, ho già mandato via mia moglie e figlio perché temo per la mia e la loro incolumità. Ho ricevuto minacce social da tutta Italia. Ora cosa faccio? Ho la vita rovinata“. Queste le dichiarazioni rilasciate al Gazzettino del 33enne che nei giorni scorsi aveva scatenato l’indignazione del web dopo che una sua foto che lo ritraeva sorridente davanti all’epigrafe di Giovanni Mattiuzzo, uno dei quattro ragazzi deceduti nel tragico incidente stradale a Jesolo della scorsa settimana, era divenuta virale sui social. L’uomo di 33 anni, padre di un bambino, dopo quanto accaduto era stato anche vittima di una “spedizione punitiva” da parte di tre ragazzi che lo hanno aggredito davanti il suo bar di Musile di Piave, che adesso è costretto a chiudere e lasciare il paese dopo le continue minacce. Il 33enne ha raccontato come sono andate le cose spiegando: “La foto -spiega l’uomo al Gazzettinol’ha scattata e postata su Facebook un mio amico e il giorno dopo molte persone mi hanno telefonato segnalandomi che nello scatto c’era uno dei ragazzi vittima dell’incidente. Il senso era far capire che ero ‘stanco morto’ dopo 14 ore di lavoro. Mi sono accorto dopo della figuraccia. A quel punto ho contattato l’autore, fatto rimuovere tutto e pubblicato le nostre scuse, ammettendo l’errore: il tutto mercoledì 17 luglio verso le 11.30 subito dopo essermi accorto di chi era l’epigrafe nel tabellone“. Le scuse e la rimozione del post non sono bastate dato che la foto era stata condivisa numerose volte diventando in poche ore virale: “Qualcuno lo ha salvato sul telefono, lo ha ricondiviso a distanza di due giorni ed è venuto fuori il caos. Certo -riporta Il Gazzettinomi assumo le mie responsabilità, so di aver sbagliato. Ma non è colpa mia se qualcuno ha voluto riaccendere quanto si era spento. Se si fosse fermata lì avrei ancora l’attività e una vita normale perché avevo fatto rimuovere tutto in modo tempestivo. Forse avrei anche avuto modo di conoscere le famiglie sfortunate, magari chiedere scusa di persona, ma ora non posso più fare niente perché devo andarmene“. Una decisione quella di chiudere la sua attività commerciale e lasciare il paese maturata dopo le costanti minacce ricevute e l’aggressione subita, per la quale è stata aperta un’indagine: “Si può pensare che la gente torni nel locale dopo che in rete mi è stato detto che merito di essere ammazzato di botte o bruciato con l’acido in piazza?“. Intanto proseguono le indagini degli inquirenti per risalire all’esatta dinamica del tragico incidente che ha spezzato la vita ai quattro ragazzi, i cui funerali sono stati celebrati giovedì scorso allo stadio di Musile di Piave davanti a 5mila persone. Per quanto accaduto, grazie anche alla testimonianza dell’unica sopravvissuta, Giorgia, è stato posto alla misura degli arresti domiciliari con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico, per evitare la fuga, un cittadino romeno di 26 anni che attualmente è accusato di omicidio stradale plurimo ed omissione di soccorso.

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