Ferrari verso Hockenheim: un motivo per sperare e uno per preoccuparsi

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Sebastian Vettel sulla Ferrari SF90 (Foto Ferrari)
Sebastian Vettel sulla Ferrari SF90 (Foto Ferrari)

F1 | Ferrari verso Hockenheim: un motivo per sperare e uno per preoccuparsi

Il rendimento della Ferrari in questo Mondiale di F1 2019 continua ad andare sull’altalena. A seconda della configurazione della pista, la SF90 tende ad esprimere di gara in gara meglio o peggio la sua competitività. Solo per limitarci agli ultimi due appuntamenti, ad esempio, in Austria la Rossa è andata vicinissima alla vittoria; a Silverstone, invece, ha tenuto botta in qualifica ma in corsa è tornata ad accusare distacchi pesanti dalla Mercedes.

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Che cosa dobbiamo aspettarci, dunque, dal Gran Premio di Germania di questo weekend? Il circuito di Hockenheim ha due facce. Da un lato ci sono ben cinque tratti veloci (tra i quali il rettilineo principale da 450 metri di lunghezza, un secondo da ben 1130 metri, e la lunghissima curva Parabolika dove si raggiungono oltre 300 km/h), circoscritti soprattutto nella prima parte del circuito, che sembrano ideali per far scatenare tutta la potenza del motore di Maranello, che rappresenta il principale punto di forza della monoposto.

Dall’altro, però, ci sono anche quattro curve lente (le numero 6, 8, 13 e 16), per non parlare della sezione finale del Motodrome particolarmente guidata. E questi tratti dovrebbero esaltare i difetti congeniti della Ferrari, a partire dal sottosterzo. Insomma, il Cavallino rampante può avere dei buoni motivi per essere ottimista, ma anche altrettanti che sono fonte di preoccupazione. Specialmente ora che la Red Bull, complessivamente, si è avvicinata tanto da costringere la Scuderia a dover difendere il suo ruolo di seconda forza del campionato, più spesso di quanto non riesca a lottare per la vittoria.

C’è un dubbio anche per la Mercedes

La Mercedes, dal canto suo, è notoriamente una monoposto più completa, nonché molto efficace sul fronte aerodinamico, dunque non dovrebbe avere problemi a trovare il giusto equilibrio per andare forte sui rettilinei ma senza pagare troppo in termini di carico, fondamentale per affrontare al meglio le curve medio-lente conclusive. Anche sulla Freccia d’argento, però, alla vigilia aleggia un’incognita tecnica: le alte temperature, che avevano compromesso seriamente la competitività della W10 in Austria solo due gare fa.

Nel frattempo, gli ingegneri di Brackley hanno identificato l’origine del problema e sembrano avergli messo una pezza modificando il cofano motore (sia nelle forme esterne che nella fluidodinamica interna), ma occorre ancora sperimentare alla prova della pista se questa novità possa influire negativamente sul bilanciamento aerodinamico. Infine, c’è il fattore campo: gioca in casa sia il marchio di Stoccarda che il ferrarista Sebastian Vettel. Al quale, però, brucia ancora la ferita della scorsa edizione, quando proprio davanti al suo pubblico si schiantò alla curva Sachs, mentre era in testa, imboccando quel lungo tunnel buio di crisi psicologica dal quale tuttora fatica ad uscire.

Fabrizio Corgnati